Tu non puoi giocare al fantacalcio…

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Uff, anche io voglio giocare al fantacalcio! Si è chiuso il mercato ed ora tutti gli invasati di questo gioco si ritroveranno per una nuova asta. Tutti… tranne me. Perché ho scoperto una triste verità: il fantacalcio non è un gioco per donne. O almeno non lo è per me. L’ho sperimentato sulla mia pelle.

Non sono riuscita a trovare un gruppo di maschi (perché di donne che lo fanno non ne conosco) che mi facesse giocare con loro. Un po’ come all’asilo: tu sei femmina, non puoi giocare con noi! Punto. Ma vi sembra giusto. E quindi mi ritrovo, anche quest’anno, senza il mio tanto desiderato gruppo di fantacalcio. Gli amici maschi non ti vogliono, perché guarda caso sono già in troppi.
Tuo padre nemmeno, perché, anche lui gioca con i suoi amici e tu: “che c’entri? Mi porti fuori con te quando esci con le tue amiche?” Grrr. Ma sono più che sicura che se fossi stata un maschio di trent’anni, e non una femmina, avrei potuto far parte del gruppo anche se “non lo portavo con me quando uscivo…”. Questa è pura discriminazione sessuale. È bene che lo sappiate!

Quindi la mia conclusione è solo una: ci sarà la vera parità tra i sessi, quando una donna potrà entrare in un gruppo di fantacalcio. Oppure sono io quella sfigata…

Ti sembra il caso di dormire con la maglietta di Coppola!?

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Vi ricordate la scena di “Tre uomini e una gamba” in cui Giacomo dorme con la maglietta di Sforza, perché “quella di Ronaldo era finita”? Bè, quello che vi sto per raccontare è molto simile.
Coppola chi è costui!? Ma andiamo con ordine. Per un tifoso avere la maglia di un giocatore della squadra che tifa è davvero una figata. Una maglia originale indossata durante una gara. Bellissimo. Il problema arriva quando, la maglia che ricevi non è proprio di un titolare. Ma di una riserva. Per la precisione del quarto portiere del Milan: Ferdinando Coppola. Ma chi è!? Sempre con rispetto parlando, s’intende! (un ringraziamento speciale va a Wikipedia).

Questa specie di barzelletta è accaduta realmente al mio amico Davide. Tramite un aggancio aveva la possibilità di avere una maglia del Milan (squadra per la quale tifa) dopo la partita contro il Torino. Ma il tanto atteso regalo che attendeva era di quarta fascia: cioè la maglia di Coppola. Pazzini, Kakà, Honda, Abbiati… no Coppola. Quasi peggio di Sforza! C’è da dire che, almeno era pulita, Coppola finora non ha mai giocato una partita. E sicuramente poteva andargli peggio, potevano riportagli la maglia del quarto uomo o del terzo portiere del Torino o perché anche di un magazziniere…

È come quando per il compleanno aspetti in regalo una vacanza alle Maldive e invece scarti un buono per andare in piscina… Chissà se il mio amico Davide avrà il coraggio di dormirci o l’onta di essere scoperto sarebbe troppo grande!? Potrebbe sempre fingere di essere lui Coppola, perché in pochi sanno realmente che faccia ha (vedi foto qui sotto). Tra l’altro non mi sembra nemmeno male… mi era sfuggito!

Ferdinando Coppola

Ferdinando Coppola

Il Super Bowl è come una Birkin

L'esultanza dei Seattle Seahawks

L’esultanza dei Seattle Seahawks

Ieri avrei voluto essere americana. Per mangiare pollo fritto, bere birra e guardare il Super Bowl. Mi ha sempre affascinato questa partita e tutto lo spettacolo che la circonda. Star che si esibiscono durante la pausa, spot milionari, vip in tribuna vestiti ad hoc e la sfida tra le due squadre migliori del NFL. Tutto in grande, come solo gli americani fanno fare. Il fatto è questo però: se non sei americano, il Super Bowl non lo senti veramente. C’è poco da dire. Non ti puoi emozionare per una cosa che conosci appena. Se non ami il calcio non aspetti con ansia la finale di Champions. Se non sei una donna non sbavi per le nuove scarpe di Manolo Blahnik o per una Birkin. Se non ami il cinema non ti interessa quando esce l’ultimo film di Scorsese o Allen. Insomma, se non sei nel giro giusto non lo apprezzi come si deve.

Ho anche provato a guardare la partita diverse volte, ma la mia conoscenza del football è al quanto scarsa e quindi tante giocate mi sfuggivano. Mi sentivo come quelli che fanno finta di essere esperti d’arte: stanno lì, guardano un quadro d’autore, ma vedono solo la cosa più ovvia, quella che vedono tutti, non riescono ad andare oltre, a percepire l’essenza (come dicono i colti!). Alla fine commenti il quadro come se commentassi il poster dei Backstreet Boys che avevi in camera da ragazzina. E secondo me il Super Bowl è così se non sei americano… lo puoi anche guardare, ma non ne capirai mai veramente l’essenza.     

Il mio piccolino compie un mese

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Il mio piccolino oggi compie un mese. Sembra ieri quando è nato e invece è già passato un mese. Da brava mamma quale mi reputo, in questi 30 giorni l’ho accudito, curato, nutrito, senza mai fargli mancare nulla. Insomma, gli ho dedicato tutta la mia attenzione. Non pensavo fosse possibile! La cosa peggiore è che parlo sempre di lui: in famiglia, con le mie amiche, con i miei amici… con tutti. Lo mostro orgogliosa, e ne esalto i progressi. Perché, anche se ha solo un mese, di progressi ne ha fatti abbastanza. Il primo sorriso quando ha raggiunto i 1000 contatti, il primo vagito quando ha avuto il primo commento e il prima smorfia quando in alcuni giorni non ha avuto le attenzioni desiderate. Ma capita anche ai migliori.
Io gli ripeto sempre: “Aspetta! Devi ancora crescere”. Devo dire che sono fortunata: la notte dorme, mangia ai suoi orari e non dà grandi problemi. Insomma, dove lo metti sta!
Ma le mie cure, come quelle delle persone che ho intorno (che ringrazio) sono fondamentali per la sua crescita e per farlo diventare un vero ometto. Pronto ad affrontare il mondo e a contare qualcosa in questa giungla virtuale. Ma caro il mio piccolino, c’è tempo per crescere e per dare soddisfazioni alla tua mamma. Lei è già orgogliosa di te!

Ah scusate! Stavo parlando del mio blog (si era capito!?) perché io figli non ne ho. Ma visto che i blog delle mamme vanno tanto di moda e anche i post sui progressi, sui dentini e sulle pappe dei bambini sono il must in questo periodo, e io sentendomi un po’ emarginata, ho pensato di dedicare queste mie righe al mio piccolo. Che oggi compie un mese. Auguri cocco di mamma!

Che piacere rivederti…

Pablo Daniel Osvaldo, anni 28

Pablo Daniel Osvaldo, anni 28

Osvaldo è tornato. Via, un po’ se ne sentiva la mancanza. Non solo per le sue giocate. Siamo sincere…
Alzava un po’ l’asticella dei bonazzi in campionato. E per noi donne questo è un motivo in più per guardare le partite…
Quell’aria da cattivo ragazzo, la somiglianza con Johnny Depp (così dicono) anche se io non ce la vedo tanto, e quel suo fare, fuori e dentro dal campo, da bello e dannato. Le tante donne, i diversi figli, e le risse con i compagni di squadra. È decisamente uno che non si annoia e non fa annoiare. Certo, ora con Llorente e Osvaldo l’attacco della Juventus non acquista solo peso e tecnica. Acquista anche fascino. Povero Tevez! Provo quasi simpatia. Ma questi sono solo commenti da donna… gli “esperti” noteranno ben altre caratteristiche. Comunque, Osvaldo… è un piacere rivederti!

Ibra il “colombiano”

Zlatan Ibrahimovic

Zlatan Ibrahimovic

Cercasi attaccante disperatamente. La Colombia vuole Ibrahimovic. Da quando Falcao si è infortunato la nazionale sudamericana è disperata. Quando ho letto questa notizia non ho potuto fare a meno di ridere.
C’è da dire che la cosa è buffa. Un po’ come le auto: si rompe un pezzo, allora ne cerco un altro…
Ora vi racconto per bene. Il giocatore del Monaco è ko e questo gli farà saltare il Mondiale. Ed allora cosa fare? Nell’era di internet, che c’è di meglio del far partire una campagna, via Twitter, per naturalizzare Ibrahimovic e farlo così scendere in campo con la maglia della Colombia.
#NaturalizaIbra, questo il trend creato sul social network per sperare di avere lo svedese in campo. Chissà se Ibra accetterà? C’è da dire che da buon mercenario qual è, potrebbe pure accettare l’offerta, o magari prenderla in considerazione. Dopotutto si parla di giocare un Mondiale.
A questo punto io proporrei di naturalizzare Gareth Bale, che con la nazionale gallese non andrà in Brasile. Prandelli, fossi in te ci farei un pensierino!

Altro che calcio… io scommetto sull’Oscar

Toni Servillo in "La Grande Bellezza"

Toni Servillo in “La Grande Bellezza”

The winner is… Queste tre parole già mi fanno venire la pelle d’oca. Chissà quest’anno chi si porterà a casa quel ragazzone di nome Oscar!? Come vi avevo già accennato, il calcio non è la mia unica passione… quindi, vi chiedo scusa, ma oggi (ri)faccio uno strappo alla regola… Anche se quello di cui voglio parlarvi un po’ attinente allo sport lo è: le scommesse. Sì, avete capito bene, io scommetto sulla notte degli Oscar. È divertente scommettere sulle partite di calcio e sullo sport in generale e qualche volta, soprattutto in passato, è capitato. Quello però che mi diverte è scommettere su chi vincerà l’Oscar. E anche quest’anno lo farò. Ho deciso. Ho dato per questo una sbirciata alle quote che propone ad oggi la Snai. Il dubbio è sempre quello: andare sul sicuro e vincere poco, oppure puntare sulle quote alte rischiando di non vincere nulla? Questo è il dilemma…

Ecco qualche suggerimento per le quote. “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino è il favorito per il premio quale miglior film straniero con una quota di 1,65 per la vittoria, mentre per “Il sospetto”, la quota è 3,00. Molte meno chance hanno “Alabama Monroe” (7,50), “Omar” (25) e “The Missing Picture” (40). Per quanto riguarda invece l’Oscar per il miglior film, in testa c’è “12 anni schiavo”, quotato 1,38, in vantaggio su “Gravity” a 3,75.  Gli altri film sono un po’ fuori: “American Hustle” offerto a 12, “The Wolf of Wall Street” a 50, “Captain Phillips” e “Dallas Buyer Club” a 100, “Her”, “Nebraska” e “Philomena” a 150.
Alfonso Cuaron sembra aver già in tasca la statuetta per la miglior regia: è quotato 1,12 e stacca nettamente Steve McQueen quotato 6,00. Seguono poi David O’Russel a 25, Martin Scorsese a 66 e Alexander Payne a 100. Questa premiazione durante la serata si può anche saltare… Mah!
Passando al miglior attore protagonista, qui la cosa mi sconcerta un po’. Il più sicuro è Matthew McConaughey con quota 1,30 rispetto a Chiwetel Ejiofor (5,00), e a Leonardo DiCaprio (8,00); per Bruce Dern la quota è 33, Christian Bale è a 66. Due parole le voglio spendere per McConaughey: premetto che ancora non ho visto il film (magari mi ricredo) ma pensare di vederlo con in mano un Oscar… è da brividi! Per lui già sarebbe tanto un Telegatto! Ma non voglio giudicarlo a scatola chiusa… Mmmm
Quasi scontata invece la vittoria di Cate Blanchett (1,10) verso l’Oscar quale miglior attrice protagonista: sembrano già fuori gara Amy Adams (12), Sandra Bullock (16), Judi Dench (25) e Meryl Streep (33). Cate in film di Allen è fantastica!
Stesso discorso per la statuetta assegnata al miglior attore non protagonista, con Jared Leto (1,15) ampiamente in vantaggio su Michael Fassbender (7,00), Jonah Hill (20), Barkhad Abdi (25) e Bradley Cooper (33). Infine, per la miglior attrice non protagonista con 1,40 c’è Lupita Nyong’o, seguono Jennifer Laurence quotata 3,30, Sally Hawkins 25, June Squibb 33 e Julia Roberts 40.

Ok, questi sono i numeri. Ora non resta che decidere se giocare con la testa o con il cuore… Va bè! Ho tempo fino al 2 marzo alle 12.

Leonardo DiCaprio in "The Wolf of Wall Street"

Leonardo DiCaprio in “The Wolf of Wall Street”

Il fuorigioco… questo sconosciuto

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Sei un vero esperto di calcio? Ok, allora devi saper riconoscere un fuorigioco…
Visto che il mio obiettivo è quello di spiegare il calcio alle donne che lo odiano, oggi ho pensato di parlare, o meglio di cercare di spiegare: il fuorigioco. Questo sconosciuto.
“Un’entità” che secondo gli uomini, noi donne, non siamo in grado di capire. Ma perché!? Se lo capiscono loro, per noi è una passeggiata… fidatevi!
C’è da dire che dall’inizio del nuovo campionato, questa regola, ha subito dei cambiamenti. Ecco, questo non aiuta… Grrrr
Comunque, in principio era semplicemente che, se al momento di un passaggio, tra un giocatore della squadra attaccante e la linea di porta c’erano meno di due giocatori (uno dei quali è spesso il portiere, ma può anche non esserlo), quell’attaccante era in fuorigioco. In pratica se il pallone veniva indirizzato verso un giocatore in fuorigioco la bandierina del guardalinee scattava verso l’alto e fermava l’azione.
È un po’ come se fai una torta (attaccante), la metti in forno (difensore), ma la tiri fuori prima che sia cotta (momento del passaggio). Il risultato è pessimo, la torta da schifo e… il gol non è valido.
Adesso qualcosa è cambiato. Entrano in gioco ancora più varianti.
Devo ammettere che per capire questa nuova regola mi ci sono volute diverse spiegazioni. Ora proverò a spiegarla anche a voi.
La nuova regola fa si che un passaggio volontario di un avversario rimette in gioco l’attaccante, che al momento del precedente passaggio non lo era. Ma non sempre. Va considerata infatti anche la distanza e la possibilità d’interferenza dell’attaccante nei confronti del difensore. Se c’è una distanza di 4-5 metri non è fuorigioco, se la distanza è meno di un metro e mezzo allora l’attaccante è in fuorigioco. Quindi il giocatore non deve intervenire sull’azione e deve stare a una certa distanza dal difensore che lo rimette in gioco.

Spero di essere stata abbastanza chiara. In caso contrario vi suggerisco di guardare sul sito dell’Aia, oppure di vedervi il film “Full Monty”: in una scena gli attori si muovono in linea alzando le mani, mimando deliberatamente la trappola del fuorigioco applicata dalla difesa dell’Arsenal, nel tentativo di coordinare il loro spogliarello. Ma questa ovviamente è un’altra storia!

Scena del film "Full Monty"

Scena del film “Full Monty”

Spiegaglielo con il calcio… capiranno!

Girando nel web ho trovato gli spot promozionali diffusi dal magazine sportivo spagnolo Líbero, che ribadiscono la mia tesi di alcuni giorni fa. Infatti, parlavo proprio del fatto che, per farsi ascoltare dagli uomini, bisogna parlare di calcio. Non da tutti, voglio specificare, ma da molti.
Bè in Spagna hanno pensato la stessa cosa (avranno letto mica il mio post!?) e hanno realizzato una serie di pubblicità in cui si punta sul cliché che avvolge molti appassionati di pallone e soprattutto sulla convinzione che hanno molti parenti e amici di quegli appassionati: l’idea è quella che sia molto più semplice farsi ascoltare se si spiega ogni cosa tramite metafore calcistiche.
Ognuno di questi spot vede protagoniste delle donne che spiegano ai loro uomini delle situazioni comuni come: portare fuori la spazzatura, mettere fine a una storia d’amore, andare a pranzo dai suoceri o sconsigliare l’acquisto di un attrezzo inutile, e lo fanno appunto utilizzando il gergo calcistico. Ogni spot si conclude con lo stesso messaggio: “Se te lo spiegano con il calcio, ci arrivi”.
Ecco, la mia teoria alla fine non era poi così sconsiderata…
Questo post, donne, è per voi che tentate ogni giorno di far fare delle cose agli uomini che avete intorno. Dovete imparare a parlare come Fabio Capello e Cesare Prandelli… vedrete come scatteranno sull’attenti!

Il “fattore C” del Milan

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Oggi voglio spendere due parole sul “Fattore C”. E quella C non sta per campo. Perché nello sport e nella vita in generale la fortuna serve, serve davvero. Come mi diceva sempre mia nonna: “è meglio nascere fortunati che ricchi” (che filosofa!).
Il Milan in queste due giornate di campionato ha avuto un bel “fattore C”. Domenica scorsa ha vinto grazie a un rigore, assolutamente legittimo, ma regalato dal giocatore del Verona a pochi minuti dalla fine. Oggi stessa storia. Al 42’ del secondo tempo, non si sa perché, ma Cabrera del Cagliari fa un ingenuo fallo di mani al limite dell’area (mi chiedo cosa gli avranno detto i suoi quando è tornato nello spogliatoio) e Balotelli su punizione segna il gol che dà il via alla rimonta rossonera. Dopo due minuti raddoppia Pazzini.
Le partite del Milan erano state entrambe bruttine, con tanti sprechi e poco gioco. Ma alla fine è il risultato che conta. Seedorf ha portato a casa già sei punti e questo è fuori discussione.
Certo che conta la tenacia, il fatto che i rossoneri non mollano, che hanno fatto 13 gol negli ultimi 15 minuti, che hanno grandi giocatori e via dicendo… ma il “fattore C” ha avuto il suo peso. Bisogna essere sinceri. Però mi chiedo: durerà? E soprattutto, basterà in Champions League?
Seedorf che la fortuna sia con te!