Confessioni

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…e non ha pescato nemmeno Zanetti 

La Juventus nei sorteggi di Champions League ha pescato, come ben noto, il temutissimo Barcellona. Cavolo, una pescata così nemmeno Sampei l’avrebbe fatta. Fatto sta che, questo le tocca nei quarti di Champions. Poteva andare peggio? Di sicuro poteva andare meglio.

Ora vi domanderete: sei contenta, eh? Devo ammettere che un po’ lo sono… e non venitemi a dire che in Europa si tifa per le italiane. Sì, per le italiane, tranne che per la Juve. Ecco l’ho detto!

Il giorno del sorteggio ho chiamato il mio amico juventino, non per sogghignare della sorte sfigata, ma gira che ti rigira il discorso è caduto lì. Lui è sfiduciato, soprattutto perché la prima partita la Juve la gioca in casa.
“A casa loro non ti dico quanti ce ne fanno. Anche se vinci 2-0 all’andata, non basta”. Ma la vera notizia è stata un’altra. “Ti rendi conto che non posso guardare nessuna delle due partite? Devo trovare assolutamente un posto dove vederle”. Va all’estero per un viaggio e già era in ansia per la mancata visione. Ma io da brava amica gli ho trovato il link di un sito dove guardare Juventus – Barcellona.

Certo, magari potevo risparmiargli questa sofferenza? No, dai, almeno lui non le deve perdere le partite, visto che già ci sarà la Juve a perderle.

Sì, sono una strega!

Breve storia triste (Juve-Milan venerdì sera)

Ora vi racconto una storia…

C’era una volta una ragazza che amava il calcio e tifava Milan. Un giorno due sue amiche le dicono: “Quando ci inviti a cena a casa tua?” e lei contenta ed entusiasta rispose: “Venerdì sera va bene!”. Ma la ragazza non sapeva che si sarebbe abbattuta su di lei una nuvola nera, anzi biancorossonera…

Ma perché questi giocano di venerdì? Mammaggia alla Champions e chi la gioca!

Alcuni giorni dopo aver fissato la data della cena, ecco la scioccante scoperta: Juve-Milan si gioca venerdì sera. Proprio lo stesso venerdì in cui le sue amiche vanno da lei. Con un piccolo stratagemma cerca di spostare la serata, senza far trapelare il reale motivo, ma nulla: il fato non vuole che questo avvenga. Dovrà rinunciare alla partita o seguirla con un orecchio solo, mentre fa la brava padrona di casa.

Io dico: una ricompensa come si deve, per questa ragazza deve arrivare… il destino deve intervenire, tipo facendo vincere il Milan! Oppure, meglio ancora, con una sorpresa inaspettata per lei.

Buona partita… per chi la vedrà!

Chiedo scusa a chi ha subito la mia passione per il calcio

Vorrei chiedere scusa pubblicamente a tutte quelle persone che, in qualche modo, hanno “subito” la mia passione per il calcio.

scusa

Chiedo scusa…

alle mie amiche, per quando non sono uscita con loro a causa di una partita, per quando non le ho fatte venire a casa sempre a causa di una partita (tipo ieri sera) o per quando sono andata a prenderle in macchina con la radio sintonizzata su una radiocronaca (“Nemmeno quando esco con un uomo mi succede!”, mi sgridavano).

a mia madre, alla quale ho impedito di organizzare cene le sere delle partite importanti. Cavolo, a volte, sembrava che ci prendesse la mira.

agli uomini, che ho guardato male quando mi confessavano di odiare e di non seguire il calcio. Alcuni ho persino tentato di convincerli a guardare una partita… devo dire con scarsi risultati.

alle persone, che ho trascinato allo stadio, quando non ne avevano voglia.

a una coppia di miei amici, per quando li ho fatti girare mezza Umbria per dare la caccia a Sebastian Frey.

a mio padre milanista, che tornado a casa vedeva sintonizzato Inter Channel perché io dovevo vedere gli allenamenti di Frey (l’adolescenza fa fare cose strane!).

alla signora con cui una volta ho discusso allo stadio (comunque avevo ragione io).

ai miei vicini di casa, che quando il Milan vinceva coppe e scudetti tiravo i botti dalla finestra (ho smesso da un pezzo).

a mia sorella, che a Barcellona l’ho mandata a cercare la maglietta di Casillas (un po’ come andare a Milano a cercare quella di Buffon).

a un mio amico, che ogni volta che mi invita a vedere le partite, gufo la sua squadra.

…e a tutti quelli che la mia passione “colpisce” in modo più o meno diretto. Non temete, continuerò a fare tutto questo!

Da Massaro a massaia

La mia casa nuova mi sta cambiando. Per esempio, l’altra sera mentre guardavo Bologna – Milan cercavo online delle ricette. Ma vi rendere conto?! Non è da me. Non tanto perché quando gioca il Milan sono sempre concentrata e lontana dal mondo circostante, ma per il fatto che mi documentavo per poi cucinare. Vi illumino dicendo che io odio cucinare, non ne sono capace e non mi applico nemmeno. Non mi piace. Sono favorevole al cibo liofilizzato come lo usano gli astronauti.

Ma l’altra sera però l’ho fatto. Ho cucinato seriamente. Nulla di particolare, ma mi sono applicata e tutto sommato non sono stata nemmeno tanto male. Insomma, abbiamo mangiato e non siamo morti. Mi sembra un ottimo risultato. Una partita vincente, non c’è che dire.
Ho pure pelato le patate… finora avevo pelato solo la mia! Ecco – l’ho detto – tanto per rendere l’idea.

L’importante è non passare da Massaro a massaia. Non lo sopporterei. Domani per tornare in me… maratona di calcio con tanto di derby Ternana – Perugia e lunedì Milan. Prometto pubblicamente che non guarderò mai i programmi di cucina.

C’è poco da essere Gagliardini… con questo calciomercato

Il calciomercato secondo Zeus (oramai è una tradizione)

Ancora non capisco perché Colpo continua a ospitarmi sul suo blog a parlare di calciomercato. Giuro che non c’è niente di scabroso, nessun favore di qualsiasi tipo o bonifico indirizzato alla nostra calciatrice con i tacchi.
Forse, e dico forse, è perché al sottoscritto piace più il calciomercato del calcio giocato… che è, paradossalmente, come dire che “ti piace più Pornhub del sesso”. Ma sto divagando.

Gagliardini in alto i pollici

Gagliardini in alto i pollici

Il mercato di gennaio, quello compreso fra i resti del Cenone e i giorni della merla, è al 99% una loffia terribile. I club di serie A hanno gli stessi soldi in tasca di quanti ne ho io al 28 del mese. E, vi posso assicurare, che il mio portafoglio è fuori dalla zona Euro da molto tempo.
Per questo motivo le speranze dei tifosi, che pregano per un colpo risolutore, sono lasciate a marcire insieme alle tonnellate di lettere a Babbo Natale.

Fate caso a una cosa…

C’è un solo club che riesce, anche fuori dalle ristrettezze economiche di gennaio, a operare senza un soldo bucato. Quel club, l’avete capito ormai, è il Milan. Il buon Galliani, nella speranza di trovare la pentola d’oro sotto la ciotola della dinastia Ming (ma questi col cazzo che si fanno trovare al momento – l’unico che è stato preso per la collottola è il buon Zhang che, gridando FOZZA INDAAAA, ha buttato nel giocatolo tonnellate di euro), continua a pescare nel mercato dei prestiti e, quando la situazione è disastrata, ecco che si gioca la carta del lungodegente a parametro zero Caceres – che ha alzato il dito medio e salutato dopo una proposta di stipendio “da poveri”.

Le big

Gli altri big club hanno giocato a rimpiattino, tranne l’Inter che, a onor del vero, ha pescato il miglior acquisto di gennaio da molto tempo a questa parte: Gagliardini. Il giocatore ha avuto un impatto talmente forte su quella banda di disperati che sta riuscendo a portare a galla persino un certo Kondogbia. A proposito di quest’ultimo (paragonato anni fa a Pogba): con Pioli al timone dell’Inter, il centrocampista ha smesso la sua attitudine da paracarro e sta giocando… se fosse dotato di due piedi e non di un piede e una zappa, sarebbe pronto per stupire (forse).

La Juve

La Vecchia Signora si prende una versione sudamericana di Sturaro (Rincon) e vende un vecchio come Evra (che, stolto lui, a 35 anni pensava di giocare tutte le partite). I colpi della Juventus sono in prospettiva… vediamo se nel 2018 sono ancora validi o si sono sgonfiati.

Il resto?

Il Genoa ha comprato come non ci fosse un domani (tutti giovani di gran talento) e il Palermo, che brillante non è (ma Juric sta facendo il suo), si è privato di alcuni giocatori di qualità (Quaison ad esempio).
Mentre i manager dei club di Serie A fanno a gara a chi spende meno (rivalutando persino lo schifato giocatore italiano), il resto d’Europa ci piglia per il culo vendendo e comprando all’ingrosso. Dopo anni e anni a giocare fra paté e baguette sotto l’ascella (PSG a parte), la Ligue 1 ha fatto acquisti milionari e si è presa un po’ di giocatori scontenti da Inghilterra e Germania.

La paghetta di Tevez

La paghetta di Tevez

La Spagna ha accolto qualche “scarto di big club italiani rifilato a squadre estere”, ma Barcellona e Madrid sono rimasti a secco d’acquisti (la loro furbissima politica è quella di comprarsi un giocatore inutile per camionate di euro e poi finire fermi nel mercato per 70 anni). Il Bayern ha dato tutto l’estate ed è rimasto fermo. Mentre il vero mercato è stato quello cinese. Tanti, troppi, giocatori dei massimi campionati europei hanno seguito il progetto (NON I SOLDI, vero? – cit. Antonio Cassano) dei club cinesi e sono finiti a giocare fra i paraventi e le terrazze di riso. Notevole. Carriere calcistiche buttate nel cesso, ma ne vale la pena visto le palanche di soldi che arrivano sul conto correnti dei vari Tevez, Oscar o Witsel…
E vi viene ancora voglia di prendere per il culo Pellé che è in Cina, viene pagato a peso d’oro, si gratta le palle in un campionato di serie C e, con 30 anni sulle spalle e una carriera verso la fine, vi fa il dito medio a voi che, rognosi, vi alzate alle 6 del mattino per essere in tempo a timbrare il cartellino per quattro miseri bagigi di stipendio?
Complimenti.

Il calcio unisce i continenti anche davanti a una pizza

Il calcio è solo un gioco. In tanti lo dicono, ed è forse vero. Ma è un gioco che abbatte tutte le distanze. Citando Venditti (concedetemelo) in “Grazie Roma” lo spiega benissimo: “Dimmi cos’è, che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo. Dimmi cos’è che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani…”. Questa l’ho sempre trovata una grande verità.

no_razzismo

Il calcio unisce le persone – quando non le divide il tifo malato, ovviamente – che in apparenza non hanno nulla in comune. La passione per il calcio va al di là della lingua, della razza, della nazionalità e del sesso. E’ un linguaggio universale.

Per due ore, l’altra sera, ha unito me e un ragazzo del Gambia. Ha facilitato la nostra conversazione, la nostra conoscenza. A fare da sottofondo c’era Torino-Milan ed è stato un attimo arrivare a parlare della Coppa d’Africa e del fatto che lui tifa Camerun e Senegal (quest’ultima per la prima volta, “perché un gambiano non tifa mai Senegal, ma quest’anno ci sono Keita e Koulibaly”); di Samuel Eto’o e che da piccolo lo chiamavano così quando giocava per strada a pallone; e che prima di arrivare in Italia già conosceva il Milan, l’Inter, la Roma e la Juve. Juve che tra l’altro odia. Oh, ci sono tradizioni che arrivano fino all’Africa subsahariana. Non le ferma nemmeno il deserto!

Per una serata in compagnia con pizza e vino, il calcio può essere un argomento di conversazione, un trait d’union tra due persone che sulla carta non hanno nulla in comune, ma che alla fine non sono più così lontane. Le unisce una passione comune: il pallone!

“Di George Weah che mi dici? Il primo giocatore africano a vincere il Pallone d’Oro”

“Non lo conosco”

“Non lo conosci?!”

Allora ho capito che c’è qualcosa che non si supera… il fattore anagrafico. Perché quando Weah vinceva in Europa e io compravo la sua maglia, il ragazzo del Gambia era nato da poco. Eh… la vecchiaia!