40 volte Totti

A prescindere da quale squadra si tifi, lui resta comunque una leggenda del calcio italiano

Voglio celebrarlo così, mentre fa il cucchiaio a Van der Saar. Un cucchiaio indimenticabile!

Oggi Francè, col cucchiaio puoi anche mangiarci la torta! Auguri Capitano!

 

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Si è aperta la stagione di “Voglio fare il c.t.”

Oggi si è aperta ufficialmente la stagione di “Voglio fare il c.t. della nazionale”. Antonio Conte ha stilato la lista dei 30 preconvocati, 23 dei quali andranno agli Europei, e già sono iniziate le critiche e i nasi storti.

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Perché porta Immobile e non Pavoletti? Perché Ogbonna e non Romagnoli?  Come si fa a convocare Thiago Motta e Montolivo? Perché non Totti? E Giaccherini… perché lo porta via sempre? Nemmeno fosse il figlio!

Anche questo fa parte del gioco e del vivere insieme i tornei della nazionale. Io non mi pronuncio perché, come oramai sapete, non porterei in Francia, proprio Conte… quindi mi sembra superfluo giudicare le sue scelte.

Però voi potere farlo! Dài, iniziate anche voi a fare i c.t. dell’Italia! Chi avreste portato e chi avreste lasciato a casa?

Italia senza 10

L’Italia che affronterà in amichevole la Spagna e la Germania non ha il 10. Nessun giocatore lo ha scelto come numero di maglia (questo gli fa onore), perché tecnicamente non c’è nessuno che lo potrebbe indossare, senza risultare fuori luogo. In questa squadra non c’è un trequartista puro o un giocatore dalle doti particolarmente rilevanti, il famoso “fantasista”, quello che cambia il volto della partita con un’invenzione.
Vedete bene, non è una critica, ma un dato di fatto. La maglia numero 10 ha un peso, un valore. Rappresenta un vero status symbol e chi la indossa deve possedere tutto quello che questo numero racchiude e rappresenta.

Si può giocare bene anche senza 10? Sì? No? Forse?

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…quando tanto e quando niente!

Una squadra senza 10 manca di fantasia e di estro… è un po’ come uno scrittore bravo a scrivere ma senza inventiva, un uomo rassicurante ma noioso o un film senza colpo di scena. Può essere tutto perfetto ma non ci si diverte, non c’è brio. Insomma, manca qualcosa!
La forza di una squadra sta anche nel suo numero 10 e l’Italia su questo è debole. Marco Verratti potrebbe essere il 10 di questa nazionale?

Potendo usare la macchina del tempo, quale numero 10 convochereste per vincere l’Europeo?  

Roma-Palermo… la cronaca di Adriano

Una cronaca decisamente particolare. E’ un regalo del blogger Adriano (https://thedarksideof.ilmondodijim.it) per Colpoditacco.

Parte lo speaker con le formazioni delle squadre. La Roma gioca col 4-3-2-1 (prefisso 02) al posto del 5-5-5 di vecchia memoria con i seguenti lampioni: Szczesny; Maicon, Manolas, Rudiger, Digne; Florenzi, Keita, Nainggolan; Salah, Pjanic; Dzeko. Allenatore Luciano Spalletti, con la testa ancora più lucida del solito per far rimbalzare meglio i fischi piovuti come manna dal cielo.

Il Palermo risponde con un 3-5-2 abbastanza scarso con: Alastra; Struna, Gonzalez, Andelkovic; Morganella, Hiljemark, Brugman, Jajalo, Pezzella; Vazquez, Gilardino. Allenatore Giuseppe Iachini, il sosia non ufficiale
di Serse Cosmi.

Poco prima di cominciare la gara si sente un unico coro dalla curva: “Un capitano, c’è solo un capitano”. Si scoprirà più tardi che ad intonarlo erano dei tifosi juventini nostalgici di Del Piero. Si alza invece un Totti visibilmente commosso, ma era tutto un fraintendimento: in realtà era solo provato da una memorabile pizza tonno e cipolle mangiata poco prima e si era alzato per chiedere un po’ di birra per digerire.

Fischio di inizio e si comincia:
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Meglio stella di provincia o panchinaro vincente?

C’è chi si pone domande esistenziali e chi come me la butta sul cazzeggio. Uno dei quesiti che mi sono sempre chiesta in questi anni da osservatrice calcistica è questo: meglio essere una stella in una piccola squadra o una riserva in una grande?! Oggi punto in alto con le riflessioni…

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Per capirci… meglio essere come Antonio Di Natale, stella dell’Udinese con la quale però non ha mai vinto trofei importanti (esclusi quelli individuali) o Marco Borriello, che nella sua carriera ha vinto una Champions League, due scudetti e una Supercoppa Europea, ma che spesso è solo una riserva?

Insomma, è meglio essere una star di provincia o uno dei tanti in una grande squadra? È meglio essere amato dai tifosi o alzare al cielo coppe?

Ci sono giocatori che nel passaggio da una piccola a una grande fanno il salto di qualità e altri che vanno nel pallone (invece di mandarlo in rete).
Ci sono poi giocatori, il primo che mi viene in mente è Francesco Totti, che se invece di giurare fedeltà alla Roma fosse andato in un altro tipo di squadra, avrebbe potuto tranquillamente vincere Champions League e Pallone d’oro. Oppure, chi lo sa, sarebbe diventato uno dei tanti, magari pure panchinaro, invece dell’idolo intoccabile che è nella Capitale.

Aiutatemi a risolvere questo quesito…  

 

 

*Di Natale e Borriello sono solo esempi presi tra tanti, la scelta è casuale

La Roma si è sgonfiata come il soufflé

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Roma, ma che fine hai fatto?! Dovevi vincere, vincere e vincere e invece… sei fuori dalla Champions League, fuori dalla Coppa Italia e per lo scudetto in serie difficoltà. Anzi, occhio che il Napoli è lì, proprio alle tue spalle a soli quattro punti. E se non stai attenta ti giochi anche il secondo posto.

La Roma si è sgonfiata in questi mesi come un soufflé quando lo tiri troppo presto fuori dal formo. Così, ammosciata all’improvviso!

Si può dare la colpa agli infortuni (Strootman, Castan, Balzaretti, De Rossi e Iturbe), alle assenze per la Coppa D’Africa (Gervinho), al mercato non proprio mirato (Destro per Ibarbo… bha!) o ai troppi errori durante le partite. Forse è tutto un insieme, ma quello che mi salta all’occhio da spettatrice, è che la Roma è spesso saccente. Continua a leggere