Quiz: cosa c’è di strano in questa foto?

Stasera c’è di nuovo il campionato. Oh, non ci si può distrarre un attimo, che questi tornano subito in campo… Anzi, tecnicamente è iniziato ieri con l’incontro tennistico Napoli-Bologna 6-0: volevo dire al Napoli che anche se ha fatto sei gol, sempre tre punti prende…

Il Milan giocherà domani, ma vorrei sottoporvi a un quiz. Guadate bene la foto qui sotto, scattata dopo la vittoria dei rossoneri contro la Sampdoria e pubblicata su Instagram da Mario Balotelli.

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C’è una cosa strana che appare e che non credevo esistesse nella realtà. Vi do le diverse opzioni:

  1. c’è solo un italiano
  2. c’è un giapponese ma non ha scattato lui la foto
  3. è una foto scattata dopo una vittoria del Milan
  4. anche Balotelli ha i denti e sa sorridere
  5. Menez (per quello che si vede) fa parte ancora della rosa del Milan
  6. hanno sbagliato il risultato con le dita, perché hanno vinto 1-0 e non 2-0
  7. oggi sono decisamente scema e mi sono inventata questo giochino inutile
  8. è uno scatto interraziale
  9. Zapata fa l’autostop
  10. buttarsi nel mezzo potrebbe essere divertente

Ecco, dovete dirmi, quale secondo voi è il motivo che rende (almeno per me) questa foto degna di essere pubblicata. Insomma, qual è la cosa “sorprendente” tra quelle elencate?  

Elogio dell’imperfezione (Liverpool-Borussia Dortmund)

I dati di rilievo sono stati ormai sciorinati quasi tutti. Per questo il blogger Serate cinematografiche ci ha fatto la sua personale analisi di Liverpool-Borussia Dortmund.

Due tifoserie simili per temperamento, unite da una canzone incisa nel 1945 dal duo Rodgers/Hammerstein  e attecchita poi sull’estuario del fiume Mersey nella sua versione del 1963, targata Gerry and the Pacemakers.

Una rockstar travestita da allenatore (o viceversa) che guidò per sette anni una delle due squadre, portandole in bacheca sei trofei tra cui un bis di titoli nazionali che non si vedeva da sedici anni e una finale di Champions League.

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E che ora siede sulla panchina dell’altra squadra.

Due team piuttosto giovani e affamati con guide nuove. Uno scontro bestiale, i Liver Birds contro le Api.

Certi, vista la progressione del match, hanno addirittura rivangato Istanbul, probabilmente la finale di Champions League più pazza della storia.
Almeno, di quella recente sicuramente: una favola il cui (per alcuni) lieto fine è stato scritto da una delle compagini più scarse quanto tenaci mai affermatesi al termine di una grande competizione per club.

Questo parlando in generale. Continua a leggere

Cosa si diranno Mancini e Sarri… scommettiamo?

Stasera c’è Inter-Napoli. Ma il vero match che tutti aspettano è quello tra Mancini e Sarri. Cosa si diranno dopo i finocchi, le spiate in tivù, le scuse e gli insulti?

FC Internazionale Milano v Empoli FC - Serie A

Ecco cosa potrebbe dire Sarri a Mancini e le relative quote scommesse: 

“Finalmente ti sei tolto quella sciarpina da fin.. to gggiovane” 2,70

“Hai dei capelli di un colore indefinito. Non è ora che rifai la tinta?” 3,10

“Il terzo posto? Uahauaha” 1,80

“Carciofo” 1,50

“Facciamo pace… dai, dammi un bacio” 8,50

“We statt accort, afor sta un ca vatt e sciem…” (Ehi, presta molta attenzione alla tua incolumità fisica, fuori c’è uno con l’abitudine di malmenare gli scemi…) 7.50

Mancini prima di fare la spia in tivù, potrebbe rispondere:

“Tu quella tuta da benzinaio ancora non l’hai tolta, invece?!” 2.80

“Hai un’eleganza che a confronto Salvini è un modello di Hugo Boss” 3,75

“Maurì saluta lo scudetto! Uhahaha” 2,10

“Zucca… vuota” 1,30

“Finocchio sì, ma fino a un certo punto” 1.05

“We, terun! Và a dà via i ciap!” (Hei, terrone, vai a quel paese!) 3.15

 

*Secondo voi invece cosa si diranno o su quale scommettereste?  

**Ho fatto parlare i due allenatori nei dialetti delle squadre che allenano perché era più divertente.

Che sapore ha Milan-Juve?

Milan-Juve per me ha un sapore sempre particolare. Un sapore agrodolce, un sapore d’infanzia e di sfida infinita.

Forse perché…

-si scontrano la squadra che amo di più, contro quella che “odio” di più

-è stata la prima gara che ho visto a San Siro

-ho diversi amici juventini e gli sfottò assumono un sapore tutto particolare

-potrei simpatizzare per qualsiasi altra squadra, ma MAI per la Juve (be’ nemmeno per l’Inter e la Ternana)

-guardare la partita con il mio amico juventinissimo è sempre uno spasso e stasera andrò da lui con la maglia del Milan. Avrei preferito un campo neutro, perché certo, andare proprio nella tana della zebra non è una grande idea, ma dalla mia c’è che, le ultime partite della Juve che ho visto con lui, i bianconeri hanno sempre perso. Va bene giocavano contro Barcellona e Bayern Monaco… ma il risultato è lo stesso!

-tra le regole fondamentali di vita con cui sono stata cresciuta, c’è nella lista, tra il “sii sempre educata” e “mangia”… “non si tifa la Juve”

-nonostante tutto resta sempre una grande sfida. Non più elettrizzante come negli anni passati, causa distanza di classifica, ma pur sempre interessante. Almeno speriamo.

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Emma e Leon sono pronti per la serata. Almeno non si potrà dire che a San Siro non c’è un cane!

L’imprevedibile virtù dell’essere Higuain (Gintoki dice la sua)

Quindici anni fa lessi su un diario al liceo: “Il destino è la strada che separa la rassegnazione dall‘ostinazione”. A parlare è Gintoki, che da napoletano ci racconta Higuain.

La strada di Gonzalo Higuain di questa stagione parte il 31 maggio 2015, al minuto 31 del secondo tempo. In campo Napoli e Lazio si stanno giocando l’accesso ai preliminari di Champions League. Il punteggio è 2 a 2, dopo che i biancocelesti nel primo tempo avevano segnato con Parolo e Candreva i gol che sembravano aver chiuso al Napoli ogni speranza. Higuain aveva rimesso la partita in equilibrio e, al summenzionato minuto 31, sul dischetto del rigore aveva davanti il pallone per completare l’opera di rimonta. Come nei migliori film, essere l’eroe che salva la baracca, il condottiero che si erge a trascinare i suoi fuori dal pantano verso la vittoria.

Dato che lo sport, per fortuna o purtroppo, non è un’invenzione di Hollywood, l’esito è stato diverso e quel rigore è finito in Curva. La Lazio poi vinse l’incontro per 4 a 2.

Udinese Calcio v SSC Napoli - Serie A

Da quel momento sarebbe potuto accadere di tutto. Stampa e opinionisti hanno spesso lasciato spazio alla fantasia nelle loro analisi. Higuain scontento. Higuain va via da Napoli. Higuain stanco dell’ambiente. Higuain sconfortato dal non vincere. Higuain rassegnato.
La strada di Higuain quest’anno è stata invece quella dell’ostinazione. Del perseguire col tentare di scrivere il finale di quel film e vincere a Napoli. Ad avviso di chi scrive, la testardaggine è un marchio caratteriale che rappresenta l’intera sua storia sportiva. E anche quella personale, visto che da bambino sconfisse una meningite fulminante. Continua a leggere

La “Febbre a 90” di Zeus (ecco il suo Arsenal)

L’Arsenal di Zeus… anche gli dei tifano!

Parlare di FC Arsenal significa discorrere di una squadra che, tolti i fasti del periodo degli Invincibili, immancabilmente stazionerà nel terzo/quarto posto della Premier League e si impantanerà ai quarti della Champions League (quando ci arriva). Parlare di FC Arsenal comporta guardare le grandi del calcio prendere i riconoscimenti che meritano e tirarsi su il morale, quando l’impresa riesce, con FA Cup e Community Shield. Riconoscimenti da poco, lo so, ma per una squadra che, in potenza, è un gioiello… beh, significa solo farsi prendere il fegato e triturarlo.
Una particolarità dei Gunners? La nomea di aver fatto da nave-scuola/trampolino per una pletora di giocatori che, adesso, stanno facendo la fortuna in squadre avversarie (Man City, United, Tottenham etc etc).
Tolto Ferguson, che ormai è nel Valhalla dei grandissimi allenatori di una squadra inglese, il più longevo allenatore è rimasto Arsène Wenger.
Dicono di lui: “bravissimo, ma odia in maniera viscerale perdere“. Ormai deve averci fatto il callo (non vince qualcosa di significativo da epoche), anche se c’è sempre un Mourinho a caso che riesce a prenderlo per il culo tanto da farlo uscire di testa.
A parte queste considerazioni varie ed eventuali, cosa si può dire della squadra? Grande scuola calcio, ottimo sviluppo dei giovani (forse una delle pochissime, insieme al Barcellona e le squadre di pedigree inferiore, ad utilizzare in maniera estensiva i giovani del proprio vivaio e i giovani in generale), gioco spumeggiante ma poco concreto e un’ostinazione verso il 4-2-3-1 che è quasi stoica.
Partiamo con la squadra, anche se è difficile trovare una formazione base (visti i tantissimi infortuni e i cambi di posizione dei giocatori).

PETR CECH  – PORTIERE
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In porta metto Petr Cech, anche se per “anzianità” nell’Arsenal dovrei mettere David Ospina. L’ex numero 1 del Chelsea  è stato scaricato senza troppi complimenti (ma facendosi pagare profumatamente) per far posto a quel fenomeno di Courtois. Chi ha comprato l’esperienza di Cech? L’Arsenal.
Diciamolo subito: i Gunners, in porta, non hanno mai avuto un campione neanche a pagarlo oro. Dopo Seamann, Lehmann e i due polacchi (di cui uno in prestito alla Roma), ecco fare la sua comparsa il portierone ceco. Un portiere solido, non molto spettacolare, ma che riesce a trasmettere sicurezza, esperienza e robustezza ad una linea difensiva che, da sempre, balla più di una zattera nel mare in tempesta.

HÉCTOR BELLERIN – TERZINO DESTRO
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La fascia destra, per molti anni, è stata battuta da Sagna (nazionale francese, ora ai nemici del Man City) e questo ha portato a diversi dubbi sulla sua successione. Chi prendere? Chi può avere le caratteristiche del francese: polmoni d’acciaio, sovrapposizioni e avanti-indietro come un pendolino? La prima scelta è stata Debuchy (dal Newcastle – adesso in prestito), ma l’esplosione del giovane Héctor Bellerin ha convinto tutti. Lo spagnolo è arrivato sulla fascia destra e l’ha tenuta con i denti, portando in dote una maturità sorprendente per i suoi 21 anni.

LAURENT KOSCIELNY – CENTRALE DIFENSIVO
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Perso capitan Vermaelen (compagno di tante battaglie e passato a spolverare la panchina al Barcellona), uno dei baluardi della difesa dei Gunners è questo francese. Koscielny è un difensore che mi piace: veloce, reattivo e, quando ci scappa, riesce anche a farsi trovare nel posto giusto per un colpo sotto porta. Ha, come da tradizione Arsenal, un difetto: leggerezza assoluta o troppa foga. Dipende. La solidità mentale non è mai stata una delle protagoniste dell’Arsenal e da qua si spiegano cappelle e svarioni da farti bestemmiare in tutte le lingue.
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L’Italia di Conte fa imprecare tutti… anche Trapattoni

Come si dice: “In Italia ci sono circa 50milioni di commissari tecnici”. Uno meglio di Conte non si trovava?

Ieri sera ho visto la partita dell’Italia (ammetto pubblicamente questo mio errore), distesa sul letto e con il cellulare in mano. Devo dirvi che i commenti su Twitter erano più divertenti delle azioni della squadra e più tecnici di quelli di Trapattoni.

Ecco, se devo pensare che mi tocca guardare a giugno la nazionale – perché tanto a luglio non ci arriva – commentata dal Trap, piuttosto preferisco guardare uno che vomita in un vicolo. Oh, dite quello che vi pare, ma a me non piace!

Onestamente saprei fare di meglio anche io. Il suo vocabolario, se togliano le imprecazioni e i suggerimenti che fa alla squadra come se fosse a bordo campo o come quelli che guadano i film e urlano: “Attento, l’assassino è dietro di te!!” (guarda che non ti sente), si limita a ripetere “oh”, “ah”, “molto bene”, “bene”, “bravo”, “attento”. Sembra più la telecronaca di un rapporto sessuale, che quello di una partita. Insomma, a ‘na certa, è ora di ritirarsi a vita privata… suvvia!

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Per quanto riguarda il gioco, le scelte di Conte e le 4 pere che Buffon, oramai da tradizione riporta da Monaco (è record), lascio la parola a voi. Potrei scrivere cose che mi costerebbero un’accusa di vilipendio per la “sacralità della nazionale di calcio”.
Faccio solo tre nomi: Montolivo, Thiago Motta e Giaccherini… ma si può giocare con Giaccherini? Va be’ che è il cocco di Conte, ma glielo hanno spiegato che non deve organizzare una comitiva di amici per passare l’estate in Francia prima di iniziare il nuovo lavoro in Inghilterra?!

Ok, i giocatori sono quello che sono… ma un pochino meglio non si può fare? Forse è tutta una tattica per abbassare le aspettative come successe prima del mondiale 2014… aspettative mantenute basse anche durante il torneo.

Italia senza 10

L’Italia che affronterà in amichevole la Spagna e la Germania non ha il 10. Nessun giocatore lo ha scelto come numero di maglia (questo gli fa onore), perché tecnicamente non c’è nessuno che lo potrebbe indossare, senza risultare fuori luogo. In questa squadra non c’è un trequartista puro o un giocatore dalle doti particolarmente rilevanti, il famoso “fantasista”, quello che cambia il volto della partita con un’invenzione.
Vedete bene, non è una critica, ma un dato di fatto. La maglia numero 10 ha un peso, un valore. Rappresenta un vero status symbol e chi la indossa deve possedere tutto quello che questo numero racchiude e rappresenta.

Si può giocare bene anche senza 10? Sì? No? Forse?

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…quando tanto e quando niente!

Una squadra senza 10 manca di fantasia e di estro… è un po’ come uno scrittore bravo a scrivere ma senza inventiva, un uomo rassicurante ma noioso o un film senza colpo di scena. Può essere tutto perfetto ma non ci si diverte, non c’è brio. Insomma, manca qualcosa!
La forza di una squadra sta anche nel suo numero 10 e l’Italia su questo è debole. Marco Verratti potrebbe essere il 10 di questa nazionale?

Potendo usare la macchina del tempo, quale numero 10 convochereste per vincere l’Europeo?