Milan-Atletico, come l’appuntamento con l’uomo dei sogni. Se sbagli sei fregata

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Per un tifoso del Milan, mercoledì sarà un giorno tra gioie e dolori. Un giorno che speri passi velocemente e senza fare troppi danni e feriti. Un po’ come quando arriva una tromba d’aria. I rossoneri affronteranno negli ottavi di Champions League l’Atletico Madrid, una delle squadre più informa del momento, prima nel campionato spagnolo. Mercoledì sarà per Seedorf la prova del nove e anche il milanista più ottimista sa che sarà veramente dura. Ma le partite sono strane e imprevedibili, quindi… nulla è certo.

Ora amiche cercherò di spiegarvi il senso della gara in questione.

È un po’ come un super appuntamento con un uomo bellissimo, divertente e intelligente (sempre che ne esistano di uomini così, ma parliamo per ipotesi). Ovviamente non vedi l’ora di giocarti questa partita, ma se sbagli solo una mossa sei fregata. In una sera ti giochi il tutto per tutto. Anche se hai preparato tutto nei minimi particolari (vestito giusto, trucco perfetto e capelli da urlo) può esserci sempre la variante x che fa andare tutto storto e mandare la serata alle ortiche. Rischi quindi di farti parecchio male e di tornare a casa con due belle sberle (metaforiche). Facendo dei danni che, nella gara di ritorno (un secondo appuntamento sempre se ci sarà) non saranno più recuperabili. Il principe in questo caso potrebbe trasformarsi in un vero rospo da mandare giù.

Stesso discorso vale per il Milan, che dovrà dare il meglio di se, non sbagliare nulla e cercare il gol in contropiede. Insomma, non dovrà fare errori. Altrimenti il secondo appuntamento con L’Atletico sarà davvero inutile. Per un mercoledì da…   

Lavori pericolosi: intervistare Balotelli a fine partita

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Oggi voglio spezzare una lancia a favore di Marco Nosotti, il giornalista Sky che segue il Milan a bordo campo e che è incaricato di intervistare i giocatori, quelli che vengono nominati “Uomo partita Sky”, alla fine della gara. Bé, sono sicura che ogni volta che gli dicono che a vincere c’è Balotelli, Nosotti impreca dentro di se e rimpiange di non essere andato a lavorare in banca!
Perché intervistare SuperMario non è mai una passeggiata. Rischi sempre la vita (come chi addestra i coccodrilli o pulisce le gabbie dei leoni) o meglio che ti va un insulto. Risponde a monosillabi, come se ti stesse facendo un favore e la sua gioia di essere intervistato è pari a quella di uno che deve cavare un dente dal dentista. Non sprizza certo felicità da ogni poro. In quelle occasioni non è proprio un burlone, anzi fa decisamente saltare i nervi anche al giornalista più paziente.
Vedete bene, a me Balotelli piace e forse al suo posto (sempre stretto tra gossip e pressioni) risponderei anche io in quel modo: mi capita di farlo solo perché mi si arricciano i capelli o mi si rovina lo smalto, figuriamoci se ogni giorno leggessi cose che mi riguardano, più o meno, vere sui giornali. Ieri sera dopo il gran gol contro il Bologna si è ripetuto lo stesso teatrino: Nosotti cerca di essere simpatico e Balotelli risponde sempre con quella joie de vivre che lo contraddistingue. Anche se questa volta si è anche lasciato andare, dedicando il gol alla fidanzata.
Insomma, Nosotti hai tutta la mia solidarietà e comprensione e se un giorno avrai tu le balle girate durante un’intervista puoi prendere il microfono e ficcarlo in gola al calciatore di turno. Il mio applauso sarà per te!

Lei guarda le partite, lui legge romanzi: quando le parti s’invertono…

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Esistono uomini che non amano il calcio. Che non lo guardano in tivù e che non giocano al fantacalcio. Alla Gazzetta preferiscono i libri. Alla Champions preferiscono Scorsese.
Insomma, e se la tifosa fosse lei e non lui?
Lei che segue il calcio, che legge la Gazzetta e che, tra una superpartita in tivù e un programma sul trucco, sceglie la prima. Diciamo la verità, è un caso abbastanza raro, ma esiste… ve lo assicuro!

Capita infatti, che lui non giochi a calcio, anzi che lo odi proprio, che conosca a malapena il nome dei giocatori più famosi e che guardi solo la Nazionale, ma solo perché è un “momento aggregativo”.

Lei passa la domenica spaparanzata sul divano per seguire tutti i risultati, lui fa tutt’altro: legge o guarda film. Per lei il calcio è il pane quotidiano, ne discute con gli amici, se ne informa, per lui è uno sport inutile e noioso, che fa solo sprecare tempo. Lei tenta di coinvolgerlo, ma lui risponde: “Perché devo complicarmi la vita?”.

Lui non è mai andato allo stadio e non gli verrebbe mai in mente d’indossare la maglia di una squadra, il fantacalcio è qualcosa che conosce solo perché i suoi amici non parlano d’altro, ma non ha la minima intenzione di giocarci.
Lei invece pagherebbe per far parte di un gruppo di fantacalcio, per lei dare allo stadio è sempre emozionante e divertente e dorme spesso con la maglia dei giocatori che più le piacciono. È lei quella che riconosce un fuorigioco, lui preferisce i “giochi fuori”.

Ma c’è un linguaggio che li unisce, quello del cinema.  Per questo lei ha provato a spiegare a lui, la bellezza di una partita, come può essere Milan-Barcellona o Juventus-Real Madrid, paragonandola a un film di Martin Scorsese. “L’attesa per l’evento è sempre alta, vanno in scena grandi interpreti e raramente resterai deluso dallo spettacolo”. Lui, prima ha storto il naso: “Sono eventi imparagonabili”, ha sentenziato, ma poi pensandoci bene il paragone non gli è affatto dispiaciuto. E i loro mondi si sono per un attimo incontrati.

Ok! tutto questo sembra un mondo capovolto, perché nella vita “normale”, la situazione si verifica spesso al contrario, ma vi assicuro che esistono anche casi come questo. 

Ti è andata bene che mi piace Frey…

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Oggi voglio parlarvi del “calciatore” a quattro zampe che vive a casa mia: il mio cane. Non era una battuta quando l’ho definito un calciatore, perché il mio cane si chiama Frey. Frey come l’ex portiere di Inter, Parma, Fiorentina e Genoa. Ho chiamato il mio cane come un portiere di calcio, anche se non è proprio un cane da difesa. Ok, la battuta era scontata, chiedo perdono!

Non è poi una cosa tanto strana perché, ultimamente conosco diversi quadrupedi a cui hanno affibbiato il nome di un giocatore. Io però l’ho fatto ben 14 anni fa. Sono un po’ un precursore di questa moda e me ne vanto! A quell’epoca (oddio, sembra passato un secolo!) mi ero presa una supercotta per Sebastian Frey. Cotta che mi è rimasta ancora oggi, lo ammetto.
Sarà stato per i capelli ossigenati, per la sua faccia carina o semplicemente per il fatto che il portiere è un ruolo che mi ha sempre affascinato. Solitario, spericolato, pazzo… insomma decisamente sexy.
Fatto sta che nel delicato momento della scelta del nome per il cane, la mia mente è andata su Frey. Dove altro poteva andare!? Non sono tipo da Pallino, Birillo, Katy o Lucky.
C’è da dire, che al mio cane è andata abbastanza bene. Alla fine è un nome carino, corto e non così male (chissà se Frey giocatore la pensa allo stesso modo? Magari un giorno glielo chiederò!).
Gli sarebbe potuta andare molto peggio: pensa se mi fosse piaciuto Taglialatela, Padelli, Paletta o Immobile. Per lui l’umiliazione al parco sarebbe stata davvero eccessiva. E anche chiamarlo poteva diventare un problema… “Taglialatela vieni”, non è certo bello da sentire!

Frey cane comunque ha sempre apprezzato il suo nome… non si è mai lamentato!

La domenica che non ti aspetti

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La domenica che non ti aspetti. Calcisticamente parlando, s’intende. Spalmata sul divano ho assistito a cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Figuriamoci aspettarle…

Non ti aspetti la Juventus che vincendo 2-0 pareggia a Verona 2-2 all’ultimo minuto. Non ti aspetti un pietoso 0-0 nel derby della Capitale. Non ti aspetti il primo gol in Italia (anche se inutile) dopo 8 minuti di Adel Taarabt. Non ti aspetti (o forse sì) che nell’Inter segni Samuel. Non ti aspetti una pentola lanciata in campo in Verona-Juventus (chi va allo stadio con una pentola!?). Non ti aspetti che Mandorlini esulti al gol del pari come faceva Carletto Mazzone. Non ti aspetti che le lacrime di Balotelli arrivino fino alla Casa Bianca. Non ti aspetti che ancora si parli di moviola in campo.

Chissà domenica prossima cosa ci aspetterà? 

 

 

Lazio-Roma: lo sapevate che…

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Domani si gioca il derby della Capitale: Lazio-Roma. Tante sono le curiosità legate a questa partita e spulciando qua e là ne ho trovate alcune per voi.

Lo sapevate che…

– Il derby festeggia 85 anni, il primo infatti fu giocato nel 1929.

– È dal 2002 che nel derby Lazio-Roma si segnano almeno due gol a gara.

–  La Lazio è stata, tra le due squadre, l’ultima ad aver vinto entrambi i derby disputati nella stessa stagione (2011-2012). La Roma ci riuscì invece nei due anni precedenti.

–  Con la Lazio padrona di casa non c’è un pareggio dalla stagione 2003-2004 (21 aprile 2004, 1-1 con reti di Corradi e Totti). Da allora, sono seguite sei vittorie biancocelesti e tre giallorosse.

–  La vittoria più schiacciante della Roma fu il 5-0 del ‘33 quando nessuno parlava di “manita” (termine riutilizzato però nel 2002 quando la Roma vince 5 a 1), ma c’è anche il poker di Eriksson, quattro su quattro, suggellato dal 2-0 in casa dell’8 marzo 1998.

–   Francesco Totti detiene il record di derby giocati con 39 presenze.

–   L’1 -1 è il risultato più frequente con la Lazio che gioca in casa. In serie A è accaduto 27 volte.

–  Negli ultimi 11 derby si sono verificate 16 espulsioni: 9 per i biancocelesti e 7 per i giallorossi.

–   Nel 1999 Totti mostra la maglietta “V’ho purgato ancora”, mentre nel 2006 Delio Rossi dopo la vittoria si butta nel Fontanone.

–   Nel film “Il tifoso, l’arbitro e il calciatore” del 1982 Pippo Franco interpreta un personaggio che tifa per entrambe le squadre.

Il mio piccolino compie un mese

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Il mio piccolino oggi compie un mese. Sembra ieri quando è nato e invece è già passato un mese. Da brava mamma quale mi reputo, in questi 30 giorni l’ho accudito, curato, nutrito, senza mai fargli mancare nulla. Insomma, gli ho dedicato tutta la mia attenzione. Non pensavo fosse possibile! La cosa peggiore è che parlo sempre di lui: in famiglia, con le mie amiche, con i miei amici… con tutti. Lo mostro orgogliosa, e ne esalto i progressi. Perché, anche se ha solo un mese, di progressi ne ha fatti abbastanza. Il primo sorriso quando ha raggiunto i 1000 contatti, il primo vagito quando ha avuto il primo commento e il prima smorfia quando in alcuni giorni non ha avuto le attenzioni desiderate. Ma capita anche ai migliori.
Io gli ripeto sempre: “Aspetta! Devi ancora crescere”. Devo dire che sono fortunata: la notte dorme, mangia ai suoi orari e non dà grandi problemi. Insomma, dove lo metti sta!
Ma le mie cure, come quelle delle persone che ho intorno (che ringrazio) sono fondamentali per la sua crescita e per farlo diventare un vero ometto. Pronto ad affrontare il mondo e a contare qualcosa in questa giungla virtuale. Ma caro il mio piccolino, c’è tempo per crescere e per dare soddisfazioni alla tua mamma. Lei è già orgogliosa di te!

Ah scusate! Stavo parlando del mio blog (si era capito!?) perché io figli non ne ho. Ma visto che i blog delle mamme vanno tanto di moda e anche i post sui progressi, sui dentini e sulle pappe dei bambini sono il must in questo periodo, e io sentendomi un po’ emarginata, ho pensato di dedicare queste mie righe al mio piccolo. Che oggi compie un mese. Auguri cocco di mamma!

Che piacere rivederti…

Pablo Daniel Osvaldo, anni 28

Pablo Daniel Osvaldo, anni 28

Osvaldo è tornato. Via, un po’ se ne sentiva la mancanza. Non solo per le sue giocate. Siamo sincere…
Alzava un po’ l’asticella dei bonazzi in campionato. E per noi donne questo è un motivo in più per guardare le partite…
Quell’aria da cattivo ragazzo, la somiglianza con Johnny Depp (così dicono) anche se io non ce la vedo tanto, e quel suo fare, fuori e dentro dal campo, da bello e dannato. Le tante donne, i diversi figli, e le risse con i compagni di squadra. È decisamente uno che non si annoia e non fa annoiare. Certo, ora con Llorente e Osvaldo l’attacco della Juventus non acquista solo peso e tecnica. Acquista anche fascino. Povero Tevez! Provo quasi simpatia. Ma questi sono solo commenti da donna… gli “esperti” noteranno ben altre caratteristiche. Comunque, Osvaldo… è un piacere rivederti!

Il fuorigioco… questo sconosciuto

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Sei un vero esperto di calcio? Ok, allora devi saper riconoscere un fuorigioco…
Visto che il mio obiettivo è quello di spiegare il calcio alle donne che lo odiano, oggi ho pensato di parlare, o meglio di cercare di spiegare: il fuorigioco. Questo sconosciuto.
“Un’entità” che secondo gli uomini, noi donne, non siamo in grado di capire. Ma perché!? Se lo capiscono loro, per noi è una passeggiata… fidatevi!
C’è da dire che dall’inizio del nuovo campionato, questa regola, ha subito dei cambiamenti. Ecco, questo non aiuta… Grrrr
Comunque, in principio era semplicemente che, se al momento di un passaggio, tra un giocatore della squadra attaccante e la linea di porta c’erano meno di due giocatori (uno dei quali è spesso il portiere, ma può anche non esserlo), quell’attaccante era in fuorigioco. In pratica se il pallone veniva indirizzato verso un giocatore in fuorigioco la bandierina del guardalinee scattava verso l’alto e fermava l’azione.
È un po’ come se fai una torta (attaccante), la metti in forno (difensore), ma la tiri fuori prima che sia cotta (momento del passaggio). Il risultato è pessimo, la torta da schifo e… il gol non è valido.
Adesso qualcosa è cambiato. Entrano in gioco ancora più varianti.
Devo ammettere che per capire questa nuova regola mi ci sono volute diverse spiegazioni. Ora proverò a spiegarla anche a voi.
La nuova regola fa si che un passaggio volontario di un avversario rimette in gioco l’attaccante, che al momento del precedente passaggio non lo era. Ma non sempre. Va considerata infatti anche la distanza e la possibilità d’interferenza dell’attaccante nei confronti del difensore. Se c’è una distanza di 4-5 metri non è fuorigioco, se la distanza è meno di un metro e mezzo allora l’attaccante è in fuorigioco. Quindi il giocatore non deve intervenire sull’azione e deve stare a una certa distanza dal difensore che lo rimette in gioco.

Spero di essere stata abbastanza chiara. In caso contrario vi suggerisco di guardare sul sito dell’Aia, oppure di vedervi il film “Full Monty”: in una scena gli attori si muovono in linea alzando le mani, mimando deliberatamente la trappola del fuorigioco applicata dalla difesa dell’Arsenal, nel tentativo di coordinare il loro spogliarello. Ma questa ovviamente è un’altra storia!

Scena del film "Full Monty"

Scena del film “Full Monty”

Cosa non chiedere mai…

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Ci sono cose care amiche, ma anche amici, che ad un tifoso o tifosa non vanno assolutamente mai chieste. O peggio ancora, non vanno mai dette in sua presenza. Al contrario, rischiate di essere banditi come amici, amanti o fidanzate/i.
Ho pensato, tra me e me, quali sono state le frasi o le situazioni, che nel corso degli anni mi hanno fatto alzare gli occhi al cielo, quando un non-tifoso me le ha rivolete. Spesso quest’ultimo rischiando seriamente la vita!

Ecco per voi alcune semplici rigole da ricordare:

– Mai chiedere “quali sono i nostri?” Ma che vuol dire “i nostri”? È una frase che non sopporto… ma poi i nostri, casomai i miei, fino a due secondi fa non sapevi nemmeno il colore delle maglie…

– Mai chiedere spiegazioni sulle regole di gioco durante una partita… soprattutto se la partita è nel vivo e se le spiegazioni richiedono più di un monosillabo. Per il corso da arbitro passare più tardi. Grazie.

– Mai urlare come se ti stessero scippando per un’azione andata male o perché la squadra, che cerchi di tifare, ha tirato un pallone in tribuna.

– Non esiste in natura nessuno più scaramantico del tifoso, quindi evitate frasi del tipo: “ormai la partita è vinta”; “mi sembra impossibile che ci facciano gol”, “oggi facciamo una gran partita, me lo sento”, “oramai è fatta”.

– Evitate anche di diventare improvvisamente degli esperti, solo perché avete visto qualche puntata di “Holly e Benji”.

– Mai fare battute o sfottò per essere simpatici a ridosso di una sconfitta. Anche al tifoso più pacato servono sempre alcune ore per metabolizzare un risultato negativo.

– Non guardare mai una partita, soprattutto se è importante, se fino ad allora non avevate la più pallida idea di cosa fosse il calcio. La cabala è tutto in questo sport. Non hai mai visto giocare questa squadra… perché iniziare oggi!?

Rispettate queste regole e andremo d’accordo!