Zanetti, 19 anni con la stessa maglia e gli stessi capelli

Zanetti sempre uguale nel corso degli anni

Zanetti sempre uguale nel corso degli anni

Domenica sarà la sua ultima partita a San Siro con la maglia dell’Inter. Sono passati 19 anni, era il 1995, quando Javier Zanetti arrivò dall’Argentina a Milano per indossare la maglia nerazzurra numero 4 e, dopo aver giocato 856 partite, lascerà la squadra. Zanetti dal 1998 è il Capitano dell’Inter, “è” l’Inter nel bene e nel male: dalla sconfitta il 5 maggio del 2002 a quella nel derby di Champions nel 2003 contro il Milan, fino alla vittoria dello scudetto nel 2007 e al Triplete nel 2010.

Ma Zanetti è famoso e lo sarà sempre anche per la sua pettinatura inossidabile. Il suo ciuffo, sempre uguale da 20 anni (fregandosene della moda), che non si è mai mosso nemmeno dopo 90 minuti di corsa sulla fascia. Mi sono sempre chiesta che gel mettesse o che spazzola usasse per fare la piega ai capelli… visto che a me la frangia mi si spettina anche solo se sbatte una porta in casa. Un mistero che non riuscirò mai a spiegare. Va be’!
La bandiera dell’Inter nonostante gli anni passati è rimasta sempre uguale: tutti invecchiano, mentre lui resta un eterno ragazzo (sarà mica un vampiro?!): stesso ciuffo, rughe quasi inesistenti e stessa espressione di quando ventenne è arrivato in Italia.
Sarà retorico dirlo… perché sono sempre i migliori quelli che se ne vanno (in questo caso solo dal campo di calcio), ma Zanetti è stato e, lo è ancora, un esempio di professionalità e correttezza sia sul campo che fuori…. e queste parole arrivano da una che non è mai stata una sua fan scatenata! Anzi, in alcuni momenti lo avrei proprio strozzato… anche solo per vedere se in quel caso il ciuffo cedeva!

Juve, tre stelle come gli hotel di media categoria

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Tre stelle sì, tre stelle no. C’è chi le vuole sulla maglia, c’è chi come Andrea Agnelli, che per ora dice no: “Quando qualcuno metterà sulle maglie la seconda stella noi mostreremo la terza, per rimarcare la differenza”, ha detto durante una conferenza stampa.
Poi c’è tutta la questione degli scudetti: per i bianconeri sono 32, mentre per la contabilità sono 30.

Comunque, lasciando agli “esperti” pensieri filosofici e considerazioni matematiche sul numero di campionati vinti dalla Juventus, ora quello che conta sono le tre stelle.
Finalmente Juve hai tre stelle! Come gli alberghi di Riccione di media categoria. Quindi, per questo, dovrai fornire servizi decenti: tivù satellitare, frigobar in camera e colazione a buffet. Certo, ancora per arrivare a un quattro stelle c’è da lavorare… e magari vincere qualcosa anche in Europa: si sa, queste cose contano per salire di categoria e arrivare al top (come direbbe Briatore!). Però, a sentire il tuo presidente resterai per ora un due stelle… così le pretese restano più basse, così come le aspettative!
Insomma, un tre stelle sul campo e un due stelle sulla maglia… un po’ come un hotel in cui sono andata una volta: aveva due stelle sull’insegna e tre sulla chiave. Sono andata via senza mai capire quante stelle avesse e il dubbio mi tormenta ancora oggi!

Alla carica dei 100 e (1)

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Dopo la vittoria di ieri contro il Sassuolo, la Juventus è lanciata a quota 100 e (1). In teoria anche 102. Insomma, alla carica dei 100…

Comunque, accostarli ai cuccioli dalmata mi è sembrato quasi automatico. Non trovate che siano uguali?! Entrambi vestono bianconero, spesso piagnucolano e non è che piacciano proprio a tutti. I dalmata, diciamo la verità, sono bellini in tivù e da cuccioli, ma quando crescono diventano dei banali cani con le macchie. Così come alcuni giocatori della Juve che, se non giocassero in questa squadra, sarebbero, non dico dei cani, ma dei banali giocatori. Non voglio fare nomi, ma li faccio… Bonucci, Marchisio, Ogbonna, Peluso, Isla. I primi che mi sono venuti in mente… magari ce ne sono anche altri.

Come i dalmata Disney, chissà se anche loro arriveranno a 100 e (1)? O perderanno qualche pezzo (punto) per strada… magari contro la Roma?! Comunque… tutti alla carica cuccioli!     

 

 

 

 

Addio all’allenatore filosofo

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Oggi non potevo non rendere omaggio a Vujadin Boskov, morto ieri a 82 anni.  Centrocampista e allenatore serbo, in Italia ha giocato con la Sampdoria, prima di guidarla allo storico scudetto del 1990-1991. Tra gli altri club che ha allenato ci sono stati Ascoli, Roma, Real Madrid, Napoli e Perugia. Resteranno però di lui i suoi aforismi, oramai indelebili nella memoria calcistica collettiva. Ed è proprio con alcune delle sue mitiche frasi che lo voglio ricordare… gli elogi sportivi li lascio fare ad altri più bravi.
Ecco le mie preferite:

Se mettessi in fila tutte le panchine che ho occupato, potrei camminare chilometri senza toccare terra

Se vinciamo siamo vincitori se perdiamo siamo perditori

Rigore è quando arbitro fischia

Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0

Io penso che per segnare bisogna tirare in porta. Poi loro sono loro, noi siamo noi

Se io slego il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo

Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma pure compagni

No serve essere 15 in squadra se tutti in propria area

Nel calcio c’è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono

La mia grossa preoccupazione è prendere un gol meno dell’avversario

Io penso che tua testa buona solo per tenere cappello

Più bravi di Boskov sono quelli che stanno sopra di lui in classifica

Non ho bisogno di fare la dieta. Ogni volta che entro a Marassi perdo tre chili

Grandi squadre fanno grandi giocatori. Grandi giocatori fanno spettacolo e migliore calcio

Ciao mitico allenatore!

 

 

Per la Nike tutti fenomeni, tranne Pirlo che viene preso a pallonate in faccia…

Otto milioni di persone hanno già visto il nuovo spot della Nike pre-mondiale. Tante superstar del calcio protagoniste: da Ronaldo a Neymar, da Ibra a Iniesta, fino a Ronney, Higuain e Pirlo, che rappresenta l’Italia. Ecco, proprio su Pirlo vorrei spendere due parole, sottolineando la non proprio bellissima figura che fa nello spot. Tutti i campioni giocano, tirano e fanno numeri di calcio fantastici… Pirlo, invece, finisce in barriera e si prende una pallonata in faccia su una punizione di Ibra. Fantastico! Qualcosa vorrà pure dire…

L’Italia oramai nel calcio internazionale è rappresentata da Pirlo, che viene preso a pallonate… Ora che c’erano potevano anche insultarlo e sputargli…

Roma-Milan… “Una spremuta di sangue”

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Roma-Milan non sarà “Una spremuta di sangue” come diceva Maurizio Mattioli nel film “Fratelli d’Italia”, ma potrebbe comunque diventare una partita interessante. La Roma ha poco da chiedere al campionato, oramai il secondo posto è assicurato, il Milan, invece, potrebbe davvero pensare di prendersi un posto in Europa League e per questo giocarsela motivato dall’obiettivo.

Detto questo, quello che questa partita evoca (almeno per me) è il film di Neri Parenti del 1989. Voi direte: ammazza che citazioni colte! Massimo Boldi va in trasferta a Roma per vedere il Milan e lungo il tragitto incappa in due pericolosi ultras romanisti (da lui scambiati per milanisti), appena usciti di prigione proprio il giorno della partita.
Avrò visto e rivisto questo film centinaia di volte, e nonostante il suo sapore decisamente trash, per me è una pietra miliare della commedia di genere. Insomma, altro che Roma-Milan nella storia, con i suoi campioni e la sfida tra Totti e Kakà: per me Roma-Milan è l’incontro-scontro tra gli ultrà romanisti e Boldi.
Un ricordo della mia infanzia e un mix tra calcio e cinema (anche se non di prim’ordine).

 

Si salvi chi può

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La corsa per la salvezza è alle battute finali. Chievo, Bologna, Sassuolo, Livorno e Catania si giocano, in queste ultime giornate, il tutto per tutto per restare in serie A. In sette punti, su 12 a disposizione, ci sono ben cinque squadre e solo due saranno le fortunate che potranno rimanere nell’Olimpo del calcio italiano.

Il Chievo è la più avvantaggiata, almeno sulla carta, perché è quella con più punti ed è quella che affronterà le squadre che hanno meno da chiedere al campionato: Sampdoria, Torino, Cagliari e Inter. Sempre che quest’ultima non si perda prima punti utili per l’Europa League.
Subito dietro c’è il derby emiliano tra Bologna e Sassuolo entrambe con 28 punti. Per loro la strada verso la salvezza non è proprio una passeggiata. I rossoblu dovranno vedersela con la Fiorentina (che ha bisogno di punti per il quarto posto), col Genoa, con il Catania (un vero scontro diretto) e con la Lazio, anche lei in cerca di punti per l’Europa. Il Sassuolo si ritrova, invece, a giocare un poker di tutto rispetto: lunedì ospita la Juventus, poi affronterà Fiorentina, Genoa e Milan. Insomma, a parte i liguri, gli altri non lasceranno punti così tanto facilmente. La salvezza se la dovrà sudare…
Chiudono il Livorno a 25 e il Catania a 23. Per i toscani le difficoltà maggiori potrebbero arrivare domenica con la Lazio o dal derby con la Fiorentina dell’11 maggio. I siciliani invece, oltre a vedere cosa faranno le altre candidate alla retrocessione, dovrebbero tentare di fare punti con il Verona, la Roma, il rivale Bologna e con l’Atalanta. Non è certo facile!

Insomma, si salvino le migliori… anzi si salvi chi può!

La Champions League vale come una borsa Hermes

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In questi giorni, voi donne non proprio appassionate di calcio (penso alle mie amiche), avrete sentito pronunciare parole come Champions League, Europa League o frasi come: “Speriamo di arrivare in Champions” (che non è un posto per le vacanze) o “Quando c’è la finale di Coppa Italia?”. Per farvi capire tutto questo ho pensato di venirvi in soccorso con una piccola spiegazione. Un mini dizionario in cui ho abbinato le coppe all’accessorio che avete più caro: la borsa.

Champions League: è il più importante torneo calcistico d’Europa e per questo è sicuramente una Hermes. Entrambe sono quasi impossibili da avere, a patto di possedere molti soldi. In alcuni casi bisogna aspettare del tempo per ottenere entrambe e rappresentano il sogno di ogni calciatore o donna (nel caso della borsa).

UEFA Europa League: è la seconda competizione calcistica per prestigio dopo la Champions League. Per questo la classificherei come un bauletto Louis Vuitton o una Chanel. Sono sì, entrambe borse esclusive, che non tutti possono permettersi, ma sono alla portata di molti: almeno per una volta nella vita. Insomma, non bisogna essere milionari per averne una, con qualche sacrificio si può ottenere. Parlo sia della coppa che della borsa.

Supercoppa europea: è una competizione che viene giocata tra la squadra vincitrice della Champions League e quella vincitrice dell’Europa League. Questa è decisamente una “Jackie” di Gucci o una “Baguette” di Fendi. Il prestigio in questo caso deriva dal fatto che chi gioca questa coppa ne ha già vinta una importante: quindi non è accessibile a tutti e ottenerla rappresenta la ciliegina sulla torta di una stagione. Insomma, è un accessorio di prestigio!

Coppa Italia: ufficialmente chiamata TIM Cup per ragioni di sponsorizzazione, è la principale coppa nazionale calcistica. Partecipano 20 squadre di Serie A, 22 squadre di Serie B, 27 squadre di Lega Pro e 9 squadre di Serie D, in pratica tutti. Essendo sulla carta non così impossibile, la borsa che più la rappresenta potrebbe essere: una classica Piero Guidi. La spiegazione è semplice: è alla portata di tutti. Anzi, a inizio stagione dai “più ricchi” viene snobbata perché troppo plebea, tutti vogliono Hermes o Chanel, ma quando si accorgono che non riusciranno mai ad averle, Piero Guidi va più che bene…

Supercoppa italiana: vede affrontarsi i campioni d’Italia (cioè i vincitori del campionato di Serie A) e i detentori della Coppa Italia. A questa abbinerei una bella Prada, praticamente un classico. Averla tra le mani non è impossibile, ma comunque devi essere stato bravo in qualcosa…

 

Ho visto cose…

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Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…

Ho visto Aquilani fare ben due gol ed esultare come se per lui fosse una cosa così naturale… Mah! 

Ho visto Matri tornare al gol dopo circa 10 anni

Ho visto gente imprecare al gol della squadra che tifa perché il calciatore che ha segnato gli gioca contro al fantacalcio (cose da altro mondo)

Ho visto l’Inter fare 4 gol

Ho visto Maxi Lopez non dare la mano a Icardi (è andata bene che non gli ha dato un cazzotto)

Ho visto Higuain portare a casa il pallone (ieri avrei voluto essere proprio un pallone, guarda la coincidenza!)

Ho visto Gerrard capitano del Liverpool mettersi a piangere in campo

Ho visto Abbiati fare delle parate assurde e non essere mai preso in considerazione per la Nazionale… sicuri di portare Perin?!

Una poltrona per due (sempre che riescano a occuparla)

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Il Milan pensa all’Europa?! Forse per andarci in vacanza finito il campionato… Perché diciamoci la verità il quinto posto, è sì a 5 punti, ma la concorrenza è molta e spietata. E forse i rossoneri si sono svegliati un po’ troppo tardi. Dopo una stagione piena di passioni (nel senso pasquale del termine) ora si sono resi conto che per arrivare in Europa si deve giocare a calcio, segnare e non prendere tanti gol. Sarà questo che Seedorf gli ha insegnato in questi mesi?! Nelle ultime partite un passo in avanti è stato fatto, questo va detto e domenica sera affronteranno il Catania.

Comunque, il quinto posto è fattibile, ma come dicevamo, la concorrenza non si farà da parte tanto facilmente. In primis c’è l’Inter che non mollerà quella seggiolina tanto ambita e per questo si parla già di derby tra le due squadre: quello giocato che ci sarà il 4 maggio e quello a distanza (lungo sei partite) che mette in palio appunto l’Europa League e 8 milioni di euro. Ma tra questi due presunti litiganti non sono soli, ci sono infatti il Parma, la Lazio, il Verona, l’Atalanta e il Torino, squadre da non sottovalutare e che non si faranno scavalcare con facilità. Insomma, questa poltrona non è solo per due…
Le sette squadre se la dovranno contendere fino all’ultima giornata. È un po’ come il gioco della sedia che si faceva da bambini ai compleanni: la sedia è una, ma i sederi sono tanti e quando si spenge la musica, chi sarà il primo a occupare il posto? E sarà così anche per le litiganti: chi riuscirà a sedersi sull’ultima poltrona europea, senza dover fare a luglio un turno preliminare, quando la musica del campionato sarà finita? La più accreditata, almeno sulla carta, è l’Inter, ma coi nerazzurri non si sa mai… Non resta che aspettare maggio per il verdetto. Voi, su chi puntereste?