Non so cos’è la vergogna…

Alcuni giorni fa ho capito due cose: che forse esagero col calcio e che non so cos’è la vergogna.

Sono andata ad aprire al postino con stivali, short e la maglia di Frey. Un abbigliamento da censura… e mi son detta: “Sei una donna, hai un’età... basta girare per casa con le maglie dei calciatori, come se stessi per andare allo stadio o fossi un adolescente che sta per scendere a giocare al campetto sotto casa. Un po’ di dignità e di eleganza. Perdiamine! Non si sa mai chi può suonare alla porta”. Non sono un capo ultrà! Ne lo dovrò ricordare…

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Questa è la maglia incriminata, indossata dal mio VERO e unico amore calcistico.

Colpoditacco è finito su Zalando… (così giusto per vantarsi!)

Odio essere autocelebrativa, ma volevo condividere con voi questa piccola cosa. Alcuni mesi fa sono stata contattata, grazie al blog, per un’intervista su sport e fashion per “Zalando.it”. Chi mi conosce veramente, potrebbe sorridere, visto l’argomento… Beh, fatto sta che ieri è uscita questa intervista nel sito http://appuntidimoda.zalando.it/. Con me c’erano altri blogger ed esperti di corpo, sport e benessere…

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Ecco la parte che mi riguarda…

Negli ultimi anni sono sempre di più i blogger in rete che si dilettano a fornire consigli per chi vuole avvicinarsi a una determinata disciplina sportiva, anche senza essere attivi a livello agonistico, ma per puro piacere personale e per tenersi in forma e salute.
Ma qual è l’abbigliamento più consigliabile da indossare durante queste attività per conciliare comfort, benessere e stile? Lo abbiamo chiesto ai blogger sportivi più popolari della rete.
Non potevamo non coinvolgere Agnese Priorelli di Colpoditacco.me che, da un anno a questa parte, dimostra con il suo spazio web come anche le donne comprendano perfettamente cosa sia un fuorigioco. Qual è il look quotidiano di un’appassionata di calcio divisa tra tacchi e tacchetti? Agnese si definisce una ragazza sporty-casual, che punta alla praticità e la comodità: «Il tacco, nonostante il nome del blog, non è il mio forte, anche se in alcune occasioni è indispensabile. Ma il casual è la mia divisa di tutti i giorni». Agnese ci racconta così della sua passione, condivisa dapprima con suo padre ed in seguito con gli amici, dicendoci: «del calcio mi affascinano una serie di cose: il suo essere aggregativo, l’entusiasmo che scatena e il senso adrenalinico che trasmette. Il calcio è soprattutto condivisione: cerco sempre di cogliere il bello di questo sport».

Se volete leggere l’articolo al completo lo trovate qui: http://appuntidimoda.zalando.it/sport-e-fashion-i-consigli-dei-blogger-sportivi-per-coniugare-benessere-e-stile/

Notizia straordinaria… anche le donne sanno cos’è un fuorigioco (sennò lo capiranno qui)

Una delle poche certezze che hanno gli uomini è che le donne non sanno riconosce un fuorigioco.
E… facciamoceli credere! Già, annaspano nelle incertezze quotidiane, non togliamogli pure l’unica loro convinzione. Poi sarebbero veramente fottuti. Poi come farebbero a sentirsi superiori e a sfoggiare l’unica regola che conoscono e rispettano?

Però, cari maschi, vi vorrei comunicare un piccolo segreto: ci sono donne che sanno cos’è un fuorigioco, e persino, lo individuano durante un’azione di gioco. Tipo me. Stupiti?! Forse sì… dipende che donne frequentate. Dopotutto esistono anche uomini che non hanno la minima idea di cosa sia e nemmeno gli interessa…
Ma per un uomo appassionato di calcio, scoprire che una donna sa cos’è un fuorigioco è come scoprire che Babbo Natale non esiste, come scattare una foto al mostro di Loch Ness o avere una fidanzata che gli dà ragione. Insomma, qualcosa di incredibile. Uno shock difficile da superare.

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Detto questo (perché quando ci vuole, ci vuole) amiche mie, ve lo spiego io cos’è un fuorigioco. Continua a leggere

Sono entrata nel vortice del second screen

È ufficiale sono entrata anche io nella moda del second screening. Ora mi spiego meglio, per chi non sa di cosa sto parlando. Non è una malattia o un capo di abbigliamento, è soltanto il “secondo schermo”, cioè la pratica di guardare un programma o una partita in tivù e contemporaneamente commentare sui social media, in particolare su Twitter, quanto si sta guardando. Due schermi a disposizione: tivù e smartphone.

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Io entro in questo vortice durante le partite di calcio. Mi diverto a leggere i commenti degli altri tifosi e soprattutto mi diverto, forse anche di più, a scrivere scemate e battute sulla partita che sto guardando.
Vi assicuro che in alcuni casi è un passatempo che ti tiene sveglia davanti a partite decisamente soporifere. Continua a leggere

Lo shopping selvaggio degli uomini si chiama… calciomercato

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In questi giorni amiche, per la precisione fino al 31 agosto, sentirete parlare spesso i vostri uomini, ma anche la tivù e i giornali di “calciomercato”. Non spaventatevi! In pratica, non è altro che la compravendita dei giocatori, proprio come avviene nelle aste o nei negozi vintage. Uno vende e poi ricompra.

Quindi, per spiegarmi meglio (come direbbe il lupo di Cappuccetto Rosso) chi ha i soldi vende quello che non vuole più (o che ha già usato abbastanza) e compra qualcosa di nuovo, di migliore, quello che è all’ultima moda. Gli altri, i meno facoltosi, si devono accontentare di ciò che resta e degli sconti da discount.

Trasportando il tutto nel mondo della moda, è come se voi aveste un armadio pieno di vestiti più o meno belli, più o meno di valore. Decidete che è ora di cambiare il vostro guardaroba, per essere più cool e per avere una marcia in più, quindi vendete quello che non vi piace o quello che non vi sta più bene e con i soldi che avete fatto e con quelli che avete in tasca, comprate il meglio che c’è.
Il vestito migliore, le scarpe più belle e gli accessori più adatti, così da rendere il tutto perfetto. Cercando però di non indebitarvi troppo.

Ecco, le squadre di calcio fanno lo stesso: hanno nel loro armadio dei pezzi che vogliono vendere così da poterne acquistare dei migliori. Il fatto è che, chi ha pezzi d’alta moda vende e ricompra bene, chi ha pezzi da bancarella si deve accontentare di quello che riesce a portare a casa, usando spesso anche lo scambio (o baratto) o affidandosi all’usato sicuro, ma vecchiotto.

Tornando al calcio tutto si può riassumere in poche parole: James Rodriguez è un po’ come un abito Valentino. In questo periodo è l’oggetto del desiderio di molte squadre, ma solo il Real Madrid è riuscito a portarselo a casa, spendendo 80 milioni di euro. Luis Suarez, altro prezzo pregiato, è arrivato a Barcellona da Liverpool per 90 milioni di euro. Stesso discorso per altri esemplari d’alta moda: Di Maria, Cavani, Falcao, che fanno girare moneta e permettono alle squadre che li vendono d’incassare per poi reinvestire e tornare competitive.

Il mercato italiano, invece, in questo momento, vive più di offerte speciali o di usati sicuri, ma non certo all’ultima moda, come Ashley Cole, Vidic, Evra e Alex. I grandi nomi non bazzicano più le squadre nostrane ed è per questo che quando ci si ritrova alle feste europee (Champions League ed Europa League) non si fa più una bella figura.
Non c’è che dire, gli altri sono vestiti meglio e nonostante ci si sforzi è difficile apparire brillanti quando non si ha l’accessorio giusto…

Ma come vi siete vestiti?!

Oggi mi sono svegliata con lo stesso spirito critico e fashion di Enzo Miccio. Sì, oggi voglio essere Enzo Miccio! Per questo ho deciso di scatenarmi contro alcuni calciatori che hanno avuto il coraggio (perché questo è puro coraggio) di presentarsi in pubblico in un modo a dir poco indecente. E per questo gli voglio urlare: “Ma come vi vestite?!”, o meglio “Dove avete lasciato la vostra virilità?!” sempre che ne abbiano mai avuta una. Questi capi, infatti, tutto fanno pensare, meno che allo stereotipo del calciatore o all’uomo che non deve chiedere mai… La virilità l’hanno lasciata tutta nel campo da gioco! Mah!

Gervinho

Ma andiamo con ordine. La scorsa settimana il web è impazzito per le scarpe di Gervinho: più che il web io pensavo che a impazzire fosse stato lo stesso Gervinho, presentandosi in pubblico con delle scarpe del genere. Non erano da donna, erano più da nonna. Le scarpe con le quali mia nonna andava alla messa la domenica. Non si possono vedere su una donna, figuriamoci su un uomo.
Questa visione mi ha poi illuminato e riportato alla mente capi d’abbigliamento improponibili, che altri giocatori hanno indossato nel corso degli anni.

cristiano-ronaldo-shorts-1- Chi non ricorda Cristiano Ronaldo in versione Barbie Malibu: shorts e abbronzatura da far invidia a una diciottenne californiana. Ronaldo… così non ti si può guardare!

ibrahimovic_2_getty E che dire di Ibrahimovic vestito come una pallavolista anni 80. Io penso: sai di indossare una robina del genere sotto, abbi  almeno la decenza di non spogliarti in campo!

mexes Non posso poi non citare Mexes stile Candy Candy. E io che pensavo che l’unico rosa che un uomo potesse sopportare fosse quello della Gazzetta dello Sport… Il difensore del Milan invece lo abbina ton sur ton. Complimenti!

Infine, ci sono i leggings e la gonna-pantalone indossati con disinvoltura da Boateng e il cappotto con le piume svolazzanti di Balotelli. E dire che questi due sprizzano testosterone da ogni poro…

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Ma io che ne posso sapere… questa è moda e io sono una Enzo Miccio solo da un giorno!

 

 

La Champions League vale come una borsa Hermes

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In questi giorni, voi donne non proprio appassionate di calcio (penso alle mie amiche), avrete sentito pronunciare parole come Champions League, Europa League o frasi come: “Speriamo di arrivare in Champions” (che non è un posto per le vacanze) o “Quando c’è la finale di Coppa Italia?”. Per farvi capire tutto questo ho pensato di venirvi in soccorso con una piccola spiegazione. Un mini dizionario in cui ho abbinato le coppe all’accessorio che avete più caro: la borsa.

Champions League: è il più importante torneo calcistico d’Europa e per questo è sicuramente una Hermes. Entrambe sono quasi impossibili da avere, a patto di possedere molti soldi. In alcuni casi bisogna aspettare del tempo per ottenere entrambe e rappresentano il sogno di ogni calciatore o donna (nel caso della borsa).

UEFA Europa League: è la seconda competizione calcistica per prestigio dopo la Champions League. Per questo la classificherei come un bauletto Louis Vuitton o una Chanel. Sono sì, entrambe borse esclusive, che non tutti possono permettersi, ma sono alla portata di molti: almeno per una volta nella vita. Insomma, non bisogna essere milionari per averne una, con qualche sacrificio si può ottenere. Parlo sia della coppa che della borsa.

Supercoppa europea: è una competizione che viene giocata tra la squadra vincitrice della Champions League e quella vincitrice dell’Europa League. Questa è decisamente una “Jackie” di Gucci o una “Baguette” di Fendi. Il prestigio in questo caso deriva dal fatto che chi gioca questa coppa ne ha già vinta una importante: quindi non è accessibile a tutti e ottenerla rappresenta la ciliegina sulla torta di una stagione. Insomma, è un accessorio di prestigio!

Coppa Italia: ufficialmente chiamata TIM Cup per ragioni di sponsorizzazione, è la principale coppa nazionale calcistica. Partecipano 20 squadre di Serie A, 22 squadre di Serie B, 27 squadre di Lega Pro e 9 squadre di Serie D, in pratica tutti. Essendo sulla carta non così impossibile, la borsa che più la rappresenta potrebbe essere: una classica Piero Guidi. La spiegazione è semplice: è alla portata di tutti. Anzi, a inizio stagione dai “più ricchi” viene snobbata perché troppo plebea, tutti vogliono Hermes o Chanel, ma quando si accorgono che non riusciranno mai ad averle, Piero Guidi va più che bene…

Supercoppa italiana: vede affrontarsi i campioni d’Italia (cioè i vincitori del campionato di Serie A) e i detentori della Coppa Italia. A questa abbinerei una bella Prada, praticamente un classico. Averla tra le mani non è impossibile, ma comunque devi essere stato bravo in qualcosa…