Milan: da un mercoledì da leoni… a un martedì da c…oppa Italia

Come non guardare questa sera una spumeggiante Milan-Sassuolo?! Visto anche i precedenti sarà una partita da non perdere… soprattutto per i milanisti, che oggi come oggi, devo avere paura anche degli emiliani, per non rischiare di essere messi a terra un’altra volta…

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Che finaccia povero Milan: dalla Champions alla Coppa Italia, dal Barcellona al Sassuolo, da Kakà a Cerci, da “un mercoledì da leoni” a “un martedì da coglioni”. La risalita sarà lunga e difficile…

Ck mette Justin Bieber in mutande… ecco la prima delusione del 2015

Oggi sono venuta a conoscenza di una notizia che mi ha sconvolto… non ci potevo credere! Il Milan che perde in casa col Sassuolo? No. La presenza inutile degli arbitri di porta? Acqua. Il Parma che finalmente ha vinto una partita? Non è nemmeno questo…

La notizia sconvolgente è che Justin Bieber è il nuovo testimonial di Calvin Klein! Il bimbominkia per eccellenza fa il super modello di biancheria intima maschile tutto muscoli e tatuaggi… Ma va laaaa! Sarebbe stato più credibile Carlo Ancelotti con la Champions League a coprirgli il pacco.

justin_bieberBenché, ho sempre trovato tamarre le mutande di Calvin, soprattutto se portate in bellavista, quando usciva la nuova campagna pubblicitaria era sempre una festa per gli occhi femminili. Un’impennata di ormoni ai massimi livelli. Basta ricordarsi (e chi se li scorda): Mark Wahlberg, Fernando Verdasco, Kellan Lutz, Mehcad Brooks, Jamie Dornan e persino il calciatore giapponese Hidetoshi Nakata aveva il suo perché… ma Justin Bieber noooo dài! Continua a leggere

Il mio meglio e il mio peggio (nel calcio 2014)

Mi ero ripromessa di non farlo, ma alla fine ho ceduto. Ho deciso anche io di fare la banale classifica delle (mie) cose migliori e peggiori del 2014 riferite (ovviamente) al mondo del calcio… Non vogliatemi male!

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Il Perugia in serie B (lo aspettavo da anni)

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La conoscenza (purtroppo solo virtuale) con Mats Hummels (la vera rivelazione del Mondiale) Continua a leggere

Lady Cerci costretta a tornare nel “calcio che non conta”

Voglio spendere due parole per la povera Federica Riccardi, fidanzata di Alessio Cerci, che da gennaio sarà costretta a lasciare il “calcio che conta” per tornare, con la coda tra le gambe, nel “calcio che non conta“.

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Che pessima fine di anno per lady Cerci, che dovrà lasciare Madrid per tornare in Italia con la sua valigina Louis Vuitton e un bel paio di occhiali da sole per non essere riconosciuta, visto la figura pessima che ha fatto.
Cara Federica, un consiglio, mai parlare troppo presto! Per carità, ognuno scrive e dice quello che vuole ci mancherebbe, ma potevi almeno aspettare di vedere come andava la stagione del tuo Alessio prima di scrivere ad agosto: “Saluti Serie A noi ce ne andiamo nel calcio che conta”. Perché i tifosi sono permalosi e, se vogliamo dirla tutta, Cerci non è che abbia fatto una gran figura in Spagna. Più che giocare con l’Atletico Madrid, diciamo che si è allenato e si è seduto sulla stessa panchina di Simeone.

Forse quel calcio contava un po’ troppo o forse è stato Cerci a contare poco, e ora ti ritrovi a dover tornare nel calcio che non conta e in più in una squadra che, una volta contava, ma che, oggi come oggi, è in ristrutturazione e non conta poi così tanto…

A questo giro, fossi in te, terrei a freno la lingua, anzi le dita ed eviterei di fare commenti sull’arrivo del tuo fidanzato al Milan… non vorrei che anche il Milan fosse troppo per lui (e per te)…

Roma-Milan… speranze e preghiere di due tifose

Questa è la sera di Roma-Milan. Ma soprattutto questa è Roma-Milan vista attraverso gli occhi di due donne tifose, che sperano in un bel incontro – non col principe azzurro – ma tra le due squadre, in un gran gioco e in un risultato positivo, che però non potrà essere per entrambe. Una delle due resterà delusa, anche con un pareggio.

Le speranze di una romanista (Luna)
downloadMi dispiace che stasera saremo rivali, seppur per una sera, ma spero per una volta di non  prendere il gol dell’ex – una nostra maledizione-, di non sprecare ogni volta 1000 palle gol – un classico della Roma in questi ultimi tempi- e per una volta di non soffrire fino al 90° più recupero, perché, si sa, a noi le cose facili non ci piacciono, siamo masochisti, “ce piace soffrì”. Vorrei evitare di prendere il gol del pareggio, o peggio ancora della sconfitta, nei minuti di recupero e, se dovessimo perdere farlo, per merito dell’avversario piuttosto che per demerito della Roma. Infine, mi piacerebbe poter vedere Galliani, Silvietto e Pippo piangere: in fin dei conti noi dobbiamo stare col fiato sul collo alla Juve e non possiamo perdere punti. La Juve non la molliamo, e anche se saremo sempre gli eterni secondi, questo non accadrà mai. Quindi in bocca alla Lupa e che vinca il migliore!

 

Le preghiere di una milanista (Agnese)
ac_milanLa rivalità, se sana, è divertente! Non credi Luna? Le mie, più che speranze sono preghiere. Il Milan l’ultima partita prima della pausa natalizia spesso la stecca… è quasi una tradizione come la tombola e il pandoro. Quindi da milanista spero che si inverta la tradizione, che segnino tutti gli ex romanisti in campo, che si giochi una partita decente – mi accontenterei di replicare quella col Napoli (magari con lo stesso risultato) e soprattutto vorrei che per una volta non vinca il migliore, ma il Mi…an!
L’ipotesi che la Juve, perdendo la Roma, possa prendere il largo… macchisenefrega! Il Milan deve vincere, il campionato è ancora lungo e la Roma se vuole la può riacciuffare. Non tiferò mai contro la mia squadra. Nemmeno fosse stata l’ultima della stagione. Infine, prego per una difesa che non traballi, un centrocampo compatto e un attacco degno di essere chiamato così. Ok, sembra quasi un’utopia, ma voglio credere nel miracolo del Natale!

 

P.s. ringrazio Luna del blog “Cippe’s” per la collaborazione!

Mi manca Balotelli…

Ok, lo dico pubblicamente: mi manca Balotelli. Mi mancano le sue ballotellate, mi manca quando rispondeva a tono a quei saccenti opinionisti di Sky, mi manca quando faceva le interviste post partita con Marco Nosotti e aveva l’aria di chi avrebbe preferito fare una lavanda gastrica pur di non rispondere alle domande, e mi mancano persino i suoi (pochi) gol al Milan. Oh, a me è sempre piaciuto e il fatto che si sta perdendo mi dispiace parecchio. Che parlano più di lui i giornali di gossip rispetto a quelli di calcio mi rammarica molto. Il suo problema non sono i piedi, ma la testa.

Mario-Balotelli

A Liverpool è triste Mario, sente la nostalgia di casa. Gioca poco, non segna e ne combina una al giorno. Inoltre, la stampa inglese non gliene passa una e non perde occasione per informarci quotidianamente su quello che fa, con chi va a letto, con chi esce, dove va, cosa mangia e cosa beve. Lo so (sulla mia pelle) che la stampa è in crisi, e che Balotelli vende, ma datevi una calmata. Ma i Reali li avete messi da parte?

L’ultima balotellata, o presunta tale, è quella che gli ha procurato una multa di 25 mila sterline e la squalifica di una giornata per un post pubblicato su Instagram e ritenuto razzista.
La FA (Football Association) ha squalificato il calciatore per un’immagine pubblicata che raffigurava SuperMario (non lui, ma l’omino baffuto dei videogiochi) con la scritta: “Sii come Mario, è un idraulico italiano, creato da giapponesi, parla inglese e somiglia a un messicano. Salta come un nero e raccoglie monete come un ebreo“.
Balotelli, visto il putiferio che si era scatenato, si era subito scusato, spiegando che i suoi intenti erano anti-razzisti e aggiungendo che per ragioni di discriminazione razziale aveva sofferto per tutta la vita. Sì, perché Balotelli, se qualcuno non se ne fosse accorto, è scuretto, quindi accusarlo di razzismo per “salta come un nero”, mi sembra un po’ bizzarro e fuori luogo. E’ un po’ come accusare Gigi D’Alessio, per una battuta sui napoletani, di razzismo territoriale… Cioè, ne ha combinate di peggio… suvvia!

Quindi scatta l’accusa di antisemitismo per il “raccoglie monete come un ebreo”? Ma è ironia: sul web si leggono cose peggiori, per non parlare di quello che dicono “alcuni politici”, o presunti tali, su mussulmani, immigrati e cose affini. Da brividi! Se non sbaglio Woody Allen ci ha costruito una carriera ironizzando sulla comunità ebraica newyorkese e la federazionecinematograficaebreaamericana, non mi sembra sia mai intervenuta. Ma è Allen e ovviamente può fare e dire tutto.
Non è mica un calciatore di colore spesso vittima nei nostri stadi di buuu razzisti. Perché allo stadio puoi urlare di tutto, ma guai a pubblicare una vignetta su Facebook. Mi è capitato personalmente di assistere a degli insulti razzisti rivolti a lui a San Siro (con tanto d’interruzione della partita da parte dell’arbitro) fatti da dei tifosi romanisti e mi è salito un tale nervoso che sarei voluta tornare a casa… e mandare al diavolo Milan-Roma.

Va be’… nonostante multe, squalifiche, post, insulti e razzismo a parte… mi manca Balotelli.

Ho tradito il calcio con il teatro… ma non ditelo in giro

Va bene lo ammetto, ma non ditelo troppo in giro, ne va della mia reputazione e di quella del mio blog.

1,2,3… lo dico: sia sabato che ieri pomeriggio non ho visto nessuna partita di calcio. Ecco l’ho detto!
Ho sbirciato solo Juve-Sampdoria, giusto perché a quell’ora pranzavo e poi nulla più.

Ho rimpiazzato il calcio con il teatro. Dopotutto, trovo che il teatro sia molto simile allo stadio – è vietato storcere il naso per l’accostamento, perché ci sono spettacoli più indecenti di una partita e partite più spettacolari di una pièce teatrale – in entrambi i casi ci si siede in base a quanto si vuole spendere: platea, palchi, loggione sono un po’ come tribuna, curva e terzo anello, (il cinema su questo è più democratico). Si assiste allo spettacolo, si applaude, si fischia, si commenta, ci si emoziona, insomma si partecipa attivamente come in una partita. A fine primo tempo si va la bar: allo stadio prendi una birra o un caffè Borghetti, a teatro un tè o dell’acqua.

In tutti e due i casi scegli cosa vedere in base ai gusti, in base a quanto ti possa piacere un attore e assisti all’evento. Poi torni a casa più o meno entusiasta… in base al risultato ottenuto.

Ecco, ieri ho sostituito il calcio col teatro e sono uscita con lo stesso spirito di quando si esce dallo stadio dopo che la tua squadra ha vinto. Decisamente soddisfatta. Ho applaudito, ho riso e mi sono persino commossa, cosa che a teatro non mi era mai accaduto (che volete, avrò la lacrima facile in questo periodo).

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Ah, dimenticavoMilan-Napoli però l’ho vista. Che volete… al cuor non si comanda e poi lo spettacolo è finito giusto in tempo per farmi assistere alla partita.
Dico pure per fortuna… e quando mi ricapita di vedere il Milan vincere e giocar discretamente? Sicuramente nel 2015… se va bene!

La “domenica bestiale” del tifoso perdente

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Il tifoso perdente è una persona da cui è bene stare lontano. Soprattutto nei minuti successivi alla fine della partita. Potrebbe non rispondere delle proprie azioni e rovinare dei rapporti per sempre.

Il tifoso perdente se la prende con tutti: giocatori, allenatore, arbitro, commentatore Sky, cane che è sempre tra i piedi, il vicino di posto allo stodio e persino con il padre che gli ha trasmesso la passione per questo (maledetto) sport e di conseguenza per quella (maledetta) squadra: “Mannaggia a te. Non potevi tifare la Roma, la Juve o il Real Madrid??!

Il tifoso perdente ha degli sbalzi d’umore, che nemmeno una donna in sindrome premestruale. Ecco, pensate se il tifoso perdente è una donna in sindrome premestruale: in pratica un demonio. Capace di incenerirti solo per aver fatto uno starnuto.
Passa dalla rabbia all’ira, dagli insulti alle imprecazioni, dalla delusione allo scoramento totale, fino a odiare tutte le altre squadre, gli altri tifosi e persino tutti gli amici che seguono il calcio che in questo momento sono più felici di lui.

Il tifoso perdente arriva persino a rinnegare i colori per i quali ha sempre tifato: “Bastaaa, cambio squadra!”, ” ‘Sti coglioni non li guardo più!”, “Ho deciso, inizio a seguire il basket”.

Ma il suo picco il tifoso perdente lo raggiunge quando diventa vittima degli sfottò che gli arrivano, sistematicamente, da amici o presunti tali. E qui c’è l’imbarazzo della scelta…

Ecco alcune chicche che ho ricevuto ultimamente:

“Io godoooo”, “E’ veramente molto triste quando le (poche) gioie calcistiche non provengono dalle vittorie della squadra che tifi ma dalle (ancor meno) sconfitte di quella che odi”, “La musichetta della Champions chissà per quanti anni non la risentirai”, “Con chi gioca il Milan mercoledì?”, “L’avete presa una sassata”, “Hai vinto il trofeo Berlusconi, ci sei andata a fare i caroselli in giro?”.

C’è chi, quando apre il cellulare la mattina trova:”Buongiorno principessa!” o “Buona giornata amore” e chi… “Ancora guardi quegli 11 morti”, “Era meglio che venivi a mangià con noi invece di guardà la partita”.

E’ proprio dura la vita del tifoso perdente…. ma lo consola in fatto che tutto è una ruota e prima o poi si prenderà le sue rivincite… con gli avversari e con gli amici!

Il tifoso perdente però sa anche sbollire velocemente e, già dopo un’ora, pensa alla prossima partita! 

Il portiere e l’attaccante: amici… per i capelli (e non solo)

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“Due sportivi due ragazzi per il calcio sono pazzi, son portiere e attaccante… loro vogliono sfondare e campioni diventare per poter così giocare nella squadra nazionale…” 
Oggi ho sfoderato tutta la mia conoscenza musicale abbinata ai cartoon… cioè, ma che citazione (seppur scontata) ho tirato fuori?!

Perché, Genoa-Milan non è solo una partita per un posto nei piani alti della classifica, ma è anche lo scontro-incontro tra Mattia Perin e Stephan El Shaarawy. Il portiere e l’attaccante. Amici da sempre, cresciuti insieme nelle giovanili del Genoa e futuri protagonisti in nazionale (almeno si spera).

Due che dei capelli hanno fatto il loro marchio di fabbrica: la cresta sempre super ingellata di Stephan (non gli si sposta un capello nemmeno dopo 90 minuti di gioco. Ma come fa?! Solo Zanetti faceva meglio) e il taglio da bravo ragazzo con frangia lunga, (“con la quale prende la mira per parare” – parole sue) di Mattia.

I capelli però non rispecchiano la loro personalità: perché da quello che ho letto e dalle interviste rilasciate, il primo è introverso, posato e tranquillo, mentre il secondo è più estroverso e ha quella vena di follia tipica dei portieri. Forse è per questo che sono tanto amici, si completano a vicenda.

Il verdetto della partita?! Il cuore mi direbbe una cosa sola, ma Perin mi sta decisamente simpatico… sarà per il mio debole per i portieri e per quelli con la frangia.
Comunque, Genoa-Milan è la sfida tra Mattia e Stephan: chissà chi vincerà?! Il portiere o l’attaccante? L’estroverso o l’introverso? Il rossoblu o in rossonero? Le mani o i piedi?