Conte non ha mai avuto fortuna con il Capello

Antonio Conte

Antonio Conte

Non avrei mai pensato di arrivare a dirlo, ma sono d’accordo con Antonio Conte. Oddio, l’ho detto! Perché Conte non è che sia un simpaticone, ma tutta questa diatriba tra lui e Fabio Capello me lo ha fatto rivalutare. Ho trovato le sue risposte a mister Capello decisamente appropriate.  Ha fatto proprio bene. Ma d’altronde l’allenatore della Juventus con i capelli non è mai tanto andato d’accordo. Sono un po’ il suo tallone d’Achille. Spesso si è parlato della sua chioma spuntata così dal nulla: un giorno era pelato e il giorno dopo aveva un crine da fare invidia a Satomi di “Kiss me Licia”. Miracoli della scienza! È come un Sansone dei nostri tempi: più i capelli crescono (con trapianti e parrucchini) più ha forza e vince. Potrebbe essere questo il suo segreto… 
Fatto sta che Conte non vuol essere preso a capelli (con quello che gli sono costati!) da Capello e risponde ad una antipatia nata nel 2004 quando l’allenatore della Russia lo estromise sia dalla rosa che dallo staff della Juventus. Se l’era legata al dito o chissà, magari aveva fatto una treccina ai capelli per ricordarsi la vendetta…?!

Milan-Atletico, come l’appuntamento con l’uomo dei sogni. Se sbagli sei fregata

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Per un tifoso del Milan, mercoledì sarà un giorno tra gioie e dolori. Un giorno che speri passi velocemente e senza fare troppi danni e feriti. Un po’ come quando arriva una tromba d’aria. I rossoneri affronteranno negli ottavi di Champions League l’Atletico Madrid, una delle squadre più informa del momento, prima nel campionato spagnolo. Mercoledì sarà per Seedorf la prova del nove e anche il milanista più ottimista sa che sarà veramente dura. Ma le partite sono strane e imprevedibili, quindi… nulla è certo.

Ora amiche cercherò di spiegarvi il senso della gara in questione.

È un po’ come un super appuntamento con un uomo bellissimo, divertente e intelligente (sempre che ne esistano di uomini così, ma parliamo per ipotesi). Ovviamente non vedi l’ora di giocarti questa partita, ma se sbagli solo una mossa sei fregata. In una sera ti giochi il tutto per tutto. Anche se hai preparato tutto nei minimi particolari (vestito giusto, trucco perfetto e capelli da urlo) può esserci sempre la variante x che fa andare tutto storto e mandare la serata alle ortiche. Rischi quindi di farti parecchio male e di tornare a casa con due belle sberle (metaforiche). Facendo dei danni che, nella gara di ritorno (un secondo appuntamento sempre se ci sarà) non saranno più recuperabili. Il principe in questo caso potrebbe trasformarsi in un vero rospo da mandare giù.

Stesso discorso vale per il Milan, che dovrà dare il meglio di se, non sbagliare nulla e cercare il gol in contropiede. Insomma, non dovrà fare errori. Altrimenti il secondo appuntamento con L’Atletico sarà davvero inutile. Per un mercoledì da…   

Icardi, “giocare è la cosa che sa fare meglio”. Bah!

icardi

Oggi voglio riportare il commento di Wanda Nara, la fidanzata di Mauro Icardi, fatto su Twitter, dopo il suo gol di ieri sera contro la Fiorentina: “Non ho mai avuto dubbi,il problema è di quelli che parlano avevi solo bisogno di giocare per dimostrare ciò che meglio sai fare”. La domanda mi viene spontanea: se giocare è la cosa che sa fare meglio, le sue doti da amatore, tanto decantate, sono solo pura invenzione? O qualcuno ha esagerato un po’.

Vi lascio con questo dubbio…

Lavori pericolosi: intervistare Balotelli a fine partita

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Oggi voglio spezzare una lancia a favore di Marco Nosotti, il giornalista Sky che segue il Milan a bordo campo e che è incaricato di intervistare i giocatori, quelli che vengono nominati “Uomo partita Sky”, alla fine della gara. Bé, sono sicura che ogni volta che gli dicono che a vincere c’è Balotelli, Nosotti impreca dentro di se e rimpiange di non essere andato a lavorare in banca!
Perché intervistare SuperMario non è mai una passeggiata. Rischi sempre la vita (come chi addestra i coccodrilli o pulisce le gabbie dei leoni) o meglio che ti va un insulto. Risponde a monosillabi, come se ti stesse facendo un favore e la sua gioia di essere intervistato è pari a quella di uno che deve cavare un dente dal dentista. Non sprizza certo felicità da ogni poro. In quelle occasioni non è proprio un burlone, anzi fa decisamente saltare i nervi anche al giornalista più paziente.
Vedete bene, a me Balotelli piace e forse al suo posto (sempre stretto tra gossip e pressioni) risponderei anche io in quel modo: mi capita di farlo solo perché mi si arricciano i capelli o mi si rovina lo smalto, figuriamoci se ogni giorno leggessi cose che mi riguardano, più o meno, vere sui giornali. Ieri sera dopo il gran gol contro il Bologna si è ripetuto lo stesso teatrino: Nosotti cerca di essere simpatico e Balotelli risponde sempre con quella joie de vivre che lo contraddistingue. Anche se questa volta si è anche lasciato andare, dedicando il gol alla fidanzata.
Insomma, Nosotti hai tutta la mia solidarietà e comprensione e se un giorno avrai tu le balle girate durante un’intervista puoi prendere il microfono e ficcarlo in gola al calciatore di turno. Il mio applauso sarà per te!

Questo è dedicato a te… a(mmm)ore!

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San Valentino? No grazie. Volevo allegramente glissare su questa ricorrenza. Dai, ma chi lo festeggia più San Valentino!? Poi, forse, sarei risultata troppo cinica (non che me ne importi, perché lo sono davvero) e allora ho pensato di raccogliere qualche dedica d’amore fatta dai giocatori dopo un gol o dopo una vittoria. Alcune lette ora, fanno alquanto sorridere. Le coppie in questione hanno fatto una finaccia… ma l’amore è anche questo!

Su tutte c’è la dedica di Mario Balotelli “Raffaella ti amo” apparsa sulla sua maglietta dopo un gol col Manchester City. O i cuori che Pato spargeva a destra e a sinistra prima per la moglie Sthephany Brito (matrimonio che fallì dopo pochi mesi) e poi per Barbara Berlusconi (anche quella storia sappiamo com’è finita).

Ok, oggi è la festa dell’a(mmm)ore basta parlare di relazioni finite. Così ricordiamo Totti (detta così non è molto allegra) che mostrò la maglietta con scritto “6 unica” nel 2002 e “6 sempre unica” nel 2012. Un messaggio speciale per la sua Ilary. Andando indietro nel 1996 non si può non ricordare l’esultanza con la dedica più famosa di sempre: Batistuta segna e corre verso la telecamera, ci entra con tutta la faccia e urla: “Irina te amo”. C’è poi Kevin Prince Boateng, che dopo una rete era solito proporre una “M” con le dita, l’iniziale della fidanzata Melissa Satta.

Indimenticabile è poi il bacio più romantico della storia del calcio. Quello che Iker Casillas ha dato alla fidanzata Sara Carbonero che lo intervistava dopo la vittoria del Mondiale. Resterà negli annali. Oppure la proposta di matrimonio fatta in tv da Leonardo alla giornalista di Sky Anna Billò. Leo ad Anna: “Se ho domande? Sì, una: vuoi sposarmi?”.

Ah l’amoreeee colpisce al cuore anche questi uomini tutti muscoli e tatuaggi. 

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Lei guarda le partite, lui legge romanzi: quando le parti s’invertono…

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Esistono uomini che non amano il calcio. Che non lo guardano in tivù e che non giocano al fantacalcio. Alla Gazzetta preferiscono i libri. Alla Champions preferiscono Scorsese.
Insomma, e se la tifosa fosse lei e non lui?
Lei che segue il calcio, che legge la Gazzetta e che, tra una superpartita in tivù e un programma sul trucco, sceglie la prima. Diciamo la verità, è un caso abbastanza raro, ma esiste… ve lo assicuro!

Capita infatti, che lui non giochi a calcio, anzi che lo odi proprio, che conosca a malapena il nome dei giocatori più famosi e che guardi solo la Nazionale, ma solo perché è un “momento aggregativo”.

Lei passa la domenica spaparanzata sul divano per seguire tutti i risultati, lui fa tutt’altro: legge o guarda film. Per lei il calcio è il pane quotidiano, ne discute con gli amici, se ne informa, per lui è uno sport inutile e noioso, che fa solo sprecare tempo. Lei tenta di coinvolgerlo, ma lui risponde: “Perché devo complicarmi la vita?”.

Lui non è mai andato allo stadio e non gli verrebbe mai in mente d’indossare la maglia di una squadra, il fantacalcio è qualcosa che conosce solo perché i suoi amici non parlano d’altro, ma non ha la minima intenzione di giocarci.
Lei invece pagherebbe per far parte di un gruppo di fantacalcio, per lei dare allo stadio è sempre emozionante e divertente e dorme spesso con la maglia dei giocatori che più le piacciono. È lei quella che riconosce un fuorigioco, lui preferisce i “giochi fuori”.

Ma c’è un linguaggio che li unisce, quello del cinema.  Per questo lei ha provato a spiegare a lui, la bellezza di una partita, come può essere Milan-Barcellona o Juventus-Real Madrid, paragonandola a un film di Martin Scorsese. “L’attesa per l’evento è sempre alta, vanno in scena grandi interpreti e raramente resterai deluso dallo spettacolo”. Lui, prima ha storto il naso: “Sono eventi imparagonabili”, ha sentenziato, ma poi pensandoci bene il paragone non gli è affatto dispiaciuto. E i loro mondi si sono per un attimo incontrati.

Ok! tutto questo sembra un mondo capovolto, perché nella vita “normale”, la situazione si verifica spesso al contrario, ma vi assicuro che esistono anche casi come questo. 

Ti è andata bene che mi piace Frey…

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Oggi voglio parlarvi del “calciatore” a quattro zampe che vive a casa mia: il mio cane. Non era una battuta quando l’ho definito un calciatore, perché il mio cane si chiama Frey. Frey come l’ex portiere di Inter, Parma, Fiorentina e Genoa. Ho chiamato il mio cane come un portiere di calcio, anche se non è proprio un cane da difesa. Ok, la battuta era scontata, chiedo perdono!

Non è poi una cosa tanto strana perché, ultimamente conosco diversi quadrupedi a cui hanno affibbiato il nome di un giocatore. Io però l’ho fatto ben 14 anni fa. Sono un po’ un precursore di questa moda e me ne vanto! A quell’epoca (oddio, sembra passato un secolo!) mi ero presa una supercotta per Sebastian Frey. Cotta che mi è rimasta ancora oggi, lo ammetto.
Sarà stato per i capelli ossigenati, per la sua faccia carina o semplicemente per il fatto che il portiere è un ruolo che mi ha sempre affascinato. Solitario, spericolato, pazzo… insomma decisamente sexy.
Fatto sta che nel delicato momento della scelta del nome per il cane, la mia mente è andata su Frey. Dove altro poteva andare!? Non sono tipo da Pallino, Birillo, Katy o Lucky.
C’è da dire, che al mio cane è andata abbastanza bene. Alla fine è un nome carino, corto e non così male (chissà se Frey giocatore la pensa allo stesso modo? Magari un giorno glielo chiederò!).
Gli sarebbe potuta andare molto peggio: pensa se mi fosse piaciuto Taglialatela, Padelli, Paletta o Immobile. Per lui l’umiliazione al parco sarebbe stata davvero eccessiva. E anche chiamarlo poteva diventare un problema… “Taglialatela vieni”, non è certo bello da sentire!

Frey cane comunque ha sempre apprezzato il suo nome… non si è mai lamentato!

La domenica che non ti aspetti

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La domenica che non ti aspetti. Calcisticamente parlando, s’intende. Spalmata sul divano ho assistito a cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Figuriamoci aspettarle…

Non ti aspetti la Juventus che vincendo 2-0 pareggia a Verona 2-2 all’ultimo minuto. Non ti aspetti un pietoso 0-0 nel derby della Capitale. Non ti aspetti il primo gol in Italia (anche se inutile) dopo 8 minuti di Adel Taarabt. Non ti aspetti (o forse sì) che nell’Inter segni Samuel. Non ti aspetti una pentola lanciata in campo in Verona-Juventus (chi va allo stadio con una pentola!?). Non ti aspetti che Mandorlini esulti al gol del pari come faceva Carletto Mazzone. Non ti aspetti che le lacrime di Balotelli arrivino fino alla Casa Bianca. Non ti aspetti che ancora si parli di moviola in campo.

Chissà domenica prossima cosa ci aspetterà? 

 

 

La donna dei perché… domande che non avranno mai una risposta

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Oggi mi sento molto la “donna dei perché”. E mi sono venute in mente delle domande che non troveranno mai una risposta… Ma perché?

Ma quando i giocatori di una stessa squadra vanno a Coverciano per il ritiro della Nazionale, prendono una sola macchina? Come quando si va a cena con gli amici…?

Se un giocatore non gioca e resta in panchina, la farà la doccia? O dice: “Oggi no, tanto non ho sudato”

Perché Paletta del Parma non si fa un taglio più sbarazzino? Che appena suda un attimo i capelli gli spariscono in testa

Ma il codino di Palacio a che serve? Mi ricorda lo scoubidou di quando ero bambina. Chissà se glielo tirano per fargli dire sì…

Ma Hernanes è davvero andato all’Inter per vincere? Ma dai, c’è un limite a tutto. Mica qui crediamo alle favole… La frase mi sembra più un ossimoro che un’affermazione

Balotelli perché piangeva in panchina? Per la prestazione deludente in campo o per gli alimenti che dovrà passare alla Fico…

Ora che non c’è più la terna arbitrale, ma sono in sei… come si organizzano per le docce? Tirano una monetina come per far scegliere il campo o la palla a inizio gara?

Perché non ci si può più insultare allo stadio? A già, per gli insulti resta solo il Parlamento

Massimiliano Allegri ora, che fa tutto il giorno… Starà in panchina ai giardinetti?

I tifosi dell’Inter con chi se la prenderanno ora che Branca “poco leon” se n’è andato? Ah già, c’è il magnate indonesiano 

Per oggi basta fare domande…

Lazio-Roma: lo sapevate che…

derby

Domani si gioca il derby della Capitale: Lazio-Roma. Tante sono le curiosità legate a questa partita e spulciando qua e là ne ho trovate alcune per voi.

Lo sapevate che…

– Il derby festeggia 85 anni, il primo infatti fu giocato nel 1929.

– È dal 2002 che nel derby Lazio-Roma si segnano almeno due gol a gara.

–  La Lazio è stata, tra le due squadre, l’ultima ad aver vinto entrambi i derby disputati nella stessa stagione (2011-2012). La Roma ci riuscì invece nei due anni precedenti.

–  Con la Lazio padrona di casa non c’è un pareggio dalla stagione 2003-2004 (21 aprile 2004, 1-1 con reti di Corradi e Totti). Da allora, sono seguite sei vittorie biancocelesti e tre giallorosse.

–  La vittoria più schiacciante della Roma fu il 5-0 del ‘33 quando nessuno parlava di “manita” (termine riutilizzato però nel 2002 quando la Roma vince 5 a 1), ma c’è anche il poker di Eriksson, quattro su quattro, suggellato dal 2-0 in casa dell’8 marzo 1998.

–   Francesco Totti detiene il record di derby giocati con 39 presenze.

–   L’1 -1 è il risultato più frequente con la Lazio che gioca in casa. In serie A è accaduto 27 volte.

–  Negli ultimi 11 derby si sono verificate 16 espulsioni: 9 per i biancocelesti e 7 per i giallorossi.

–   Nel 1999 Totti mostra la maglietta “V’ho purgato ancora”, mentre nel 2006 Delio Rossi dopo la vittoria si butta nel Fontanone.

–   Nel film “Il tifoso, l’arbitro e il calciatore” del 1982 Pippo Franco interpreta un personaggio che tifa per entrambe le squadre.