C’è un indonesiano in coma…

Italian Soccer Serie A - Inter vs Cagliari

Oggi pensavo tra me e me: ma Thohir sa quello che sta facendo? Perché ogni volta che le telecamere lo inquadrano a San Siro non riesco a non chiedermi: “Ma saprà cosa sta guardando?”, “Avrà capito che deve tifare per quelli vestiti di nerazzurro?”. Ieri infatti, per non sbagliarsi ed esultare al gol del Cagliari si è messo una sciarpina come promemoria, che gli ricordava i colori che doveva tifare.

Il neo presidente dell’Inter dispensa in tribuna sorrisi e saluti a destra e sinistra, ma a me dà la sensazione di voler essere da tutt’altra parte. E di pensare: “Ma chi me lo ha fatto fare? Non potevo comprarmi un villaggio turistico a Santo Domingo. Risparmiavo e mi abbronzavo”.
Ieri addirittura non è risuscito più nemmeno a camuffare “il suo entusiasmo” (pari a quello di uno che sta in fila dal dottore da ore e non vede l’ora che sia il suo turno per andare via) e ha cominciato a sbadigliare e ad appisolarsi. Certo, la partita non aiutava e il pari in casa dell’Inter non è certo esaltante. Ma secondo me, Thohir il calcio lo odia proprio, non lo capisce e si trova a suo agio a San Siro come un ermellino ad una sfilata di Annabella di Pavia. Prima o poi gli fanno la pelle, è sicuro!

Su, indonesiano non abbatterti, il campionato finisce a maggio, non manca molto! Poi potrai sparire fino ad agosto. Nessuno sentirà la tua mancanza.

Juve-Torino… il mio personale derby

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Anche io ho avuto il mio derby personale: Juventus-Torino. Qualche mese fa sono stata a Torino e per una giusta par condicio ho reso omaggio, a mio modo, a entrambe le squadre.
La prima tappa è stata a Superga e al monumento dedicato alla tragedia del Grande Torino. Sciarpe, fiori e messaggi ricoprono la lapide, che era avvolta da una coltre di nebbia, che rendeva tutto ancora più suggestivo e triste.

La seconda tappa del pellegrinaggio calcistico è stato lo Juventus Stadium. Decisamente tutta un’altra storia: il centro commerciale “Area 12” e il museo (nel quale però non sono entrata) sono l’esaltazione dei colori bianconeri. Un omaggio alla squadra in tutto e per tutto.

Insomma, in quei giorni ho vissuto il mio personale “derby della Mole”. Alla fine Torino è anche questo… 

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È la dura legge del gol…

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“È la dura legge del gol”. Max Pezzali lo sa bene (è pure interista!). “Fai un gran bel gioco però, se non hai difesa gli altri segnano e poi vincono…” (ovviamente con gli accenti tutti spostati nel vero stile 883).
È quello che ieri è successo al Milan. Primo tempo giocato alla grande: una traversa, un palo e un rigore forse non dato (non sembrava nemmeno il Milan visto in campionato), ma poi il secondo tempo i rossoneri sono calati, Balotelli è uscito e l’Atletico Madrid ha sfruttato l’unica occasione che ha avuto, su un calcio d’angolo (prima non è che avesse fatto grandi tiri in porta). Ma, come insegna il nostro Max (non Allegri, sia chiaro) la difesa è tutto e nel corner, quella del Milan, è po’ mancata.
Ed ecco la dura legge del gol. Diego Costa non ha perdonato e l’ha buttata dentro.
Ora il ritorno l’11 marzo è durissimo per il Milan, ma come dicono tutti, il calcio è strano… e ci vuole anche un po’ di fortuna, quel “fattore C” che Seedorf aveva avuto nelle prime partite. Già sarà finito?! Speriamo di no.

Sanremo o San Siro?

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Sanremo o San Siro? Questa sera la scelta è dura. Macché! Stiamo scherzando?! Io non ho dubbi. Ma in casa ci sarà da litigare. Fortuna che siamo nel periodo storico in cui nelle abitazioni ci sono più televisioni che quadri. Ma chi prenderà la tivù “padronale”, e non dovrà andare in esilio in camera o in cucina? La lotta sarà dura. Forse già verso le 18 comincio a prendere posto…
A favore mio c’è che, in squadra, ho il padrone di casa, che in quanto tale ha di diritto la tivù migliore. Ma si sa che, di questi tempi il pater familias, in una casa di tutte donne, non ha più tanto peso. Ma per questa sera sono fiduciosa!
Quindi niente Sanremo e si vedrà Milan-Atletico Madrid.
L’unica musica che voglio sentire è la musichetta della Champions League e poi San Siro non è la “Scala del calcio” sempre di musica si parla. Per questo, accordiamo gli strumenti e speriamo di vedere:

un assolo di Kakà (che ultimamente non passa mai un pallone)

una difesa che non stoni (Rami e Bonera scaldate l’ugola e non solo)

un Balotelli in vena che diventi una rock star (non per le catene d’oro e i capelli improbabili)

un Taarabt che suoni un’altra musica

e un Diego Costa che sia solo un ospite straniero (tanti applausi ma nulla più)
Perché San Siro è San Siro…

Conte non ha mai avuto fortuna con il Capello

Antonio Conte

Antonio Conte

Non avrei mai pensato di arrivare a dirlo, ma sono d’accordo con Antonio Conte. Oddio, l’ho detto! Perché Conte non è che sia un simpaticone, ma tutta questa diatriba tra lui e Fabio Capello me lo ha fatto rivalutare. Ho trovato le sue risposte a mister Capello decisamente appropriate.  Ha fatto proprio bene. Ma d’altronde l’allenatore della Juventus con i capelli non è mai tanto andato d’accordo. Sono un po’ il suo tallone d’Achille. Spesso si è parlato della sua chioma spuntata così dal nulla: un giorno era pelato e il giorno dopo aveva un crine da fare invidia a Satomi di “Kiss me Licia”. Miracoli della scienza! È come un Sansone dei nostri tempi: più i capelli crescono (con trapianti e parrucchini) più ha forza e vince. Potrebbe essere questo il suo segreto… 
Fatto sta che Conte non vuol essere preso a capelli (con quello che gli sono costati!) da Capello e risponde ad una antipatia nata nel 2004 quando l’allenatore della Russia lo estromise sia dalla rosa che dallo staff della Juventus. Se l’era legata al dito o chissà, magari aveva fatto una treccina ai capelli per ricordarsi la vendetta…?!

Milan-Atletico, come l’appuntamento con l’uomo dei sogni. Se sbagli sei fregata

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Per un tifoso del Milan, mercoledì sarà un giorno tra gioie e dolori. Un giorno che speri passi velocemente e senza fare troppi danni e feriti. Un po’ come quando arriva una tromba d’aria. I rossoneri affronteranno negli ottavi di Champions League l’Atletico Madrid, una delle squadre più informa del momento, prima nel campionato spagnolo. Mercoledì sarà per Seedorf la prova del nove e anche il milanista più ottimista sa che sarà veramente dura. Ma le partite sono strane e imprevedibili, quindi… nulla è certo.

Ora amiche cercherò di spiegarvi il senso della gara in questione.

È un po’ come un super appuntamento con un uomo bellissimo, divertente e intelligente (sempre che ne esistano di uomini così, ma parliamo per ipotesi). Ovviamente non vedi l’ora di giocarti questa partita, ma se sbagli solo una mossa sei fregata. In una sera ti giochi il tutto per tutto. Anche se hai preparato tutto nei minimi particolari (vestito giusto, trucco perfetto e capelli da urlo) può esserci sempre la variante x che fa andare tutto storto e mandare la serata alle ortiche. Rischi quindi di farti parecchio male e di tornare a casa con due belle sberle (metaforiche). Facendo dei danni che, nella gara di ritorno (un secondo appuntamento sempre se ci sarà) non saranno più recuperabili. Il principe in questo caso potrebbe trasformarsi in un vero rospo da mandare giù.

Stesso discorso vale per il Milan, che dovrà dare il meglio di se, non sbagliare nulla e cercare il gol in contropiede. Insomma, non dovrà fare errori. Altrimenti il secondo appuntamento con L’Atletico sarà davvero inutile. Per un mercoledì da…   

Icardi, “giocare è la cosa che sa fare meglio”. Bah!

icardi

Oggi voglio riportare il commento di Wanda Nara, la fidanzata di Mauro Icardi, fatto su Twitter, dopo il suo gol di ieri sera contro la Fiorentina: “Non ho mai avuto dubbi,il problema è di quelli che parlano avevi solo bisogno di giocare per dimostrare ciò che meglio sai fare”. La domanda mi viene spontanea: se giocare è la cosa che sa fare meglio, le sue doti da amatore, tanto decantate, sono solo pura invenzione? O qualcuno ha esagerato un po’.

Vi lascio con questo dubbio…

Lavori pericolosi: intervistare Balotelli a fine partita

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Oggi voglio spezzare una lancia a favore di Marco Nosotti, il giornalista Sky che segue il Milan a bordo campo e che è incaricato di intervistare i giocatori, quelli che vengono nominati “Uomo partita Sky”, alla fine della gara. Bé, sono sicura che ogni volta che gli dicono che a vincere c’è Balotelli, Nosotti impreca dentro di se e rimpiange di non essere andato a lavorare in banca!
Perché intervistare SuperMario non è mai una passeggiata. Rischi sempre la vita (come chi addestra i coccodrilli o pulisce le gabbie dei leoni) o meglio che ti va un insulto. Risponde a monosillabi, come se ti stesse facendo un favore e la sua gioia di essere intervistato è pari a quella di uno che deve cavare un dente dal dentista. Non sprizza certo felicità da ogni poro. In quelle occasioni non è proprio un burlone, anzi fa decisamente saltare i nervi anche al giornalista più paziente.
Vedete bene, a me Balotelli piace e forse al suo posto (sempre stretto tra gossip e pressioni) risponderei anche io in quel modo: mi capita di farlo solo perché mi si arricciano i capelli o mi si rovina lo smalto, figuriamoci se ogni giorno leggessi cose che mi riguardano, più o meno, vere sui giornali. Ieri sera dopo il gran gol contro il Bologna si è ripetuto lo stesso teatrino: Nosotti cerca di essere simpatico e Balotelli risponde sempre con quella joie de vivre che lo contraddistingue. Anche se questa volta si è anche lasciato andare, dedicando il gol alla fidanzata.
Insomma, Nosotti hai tutta la mia solidarietà e comprensione e se un giorno avrai tu le balle girate durante un’intervista puoi prendere il microfono e ficcarlo in gola al calciatore di turno. Il mio applauso sarà per te!

Questo è dedicato a te… a(mmm)ore!

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San Valentino? No grazie. Volevo allegramente glissare su questa ricorrenza. Dai, ma chi lo festeggia più San Valentino!? Poi, forse, sarei risultata troppo cinica (non che me ne importi, perché lo sono davvero) e allora ho pensato di raccogliere qualche dedica d’amore fatta dai giocatori dopo un gol o dopo una vittoria. Alcune lette ora, fanno alquanto sorridere. Le coppie in questione hanno fatto una finaccia… ma l’amore è anche questo!

Su tutte c’è la dedica di Mario Balotelli “Raffaella ti amo” apparsa sulla sua maglietta dopo un gol col Manchester City. O i cuori che Pato spargeva a destra e a sinistra prima per la moglie Sthephany Brito (matrimonio che fallì dopo pochi mesi) e poi per Barbara Berlusconi (anche quella storia sappiamo com’è finita).

Ok, oggi è la festa dell’a(mmm)ore basta parlare di relazioni finite. Così ricordiamo Totti (detta così non è molto allegra) che mostrò la maglietta con scritto “6 unica” nel 2002 e “6 sempre unica” nel 2012. Un messaggio speciale per la sua Ilary. Andando indietro nel 1996 non si può non ricordare l’esultanza con la dedica più famosa di sempre: Batistuta segna e corre verso la telecamera, ci entra con tutta la faccia e urla: “Irina te amo”. C’è poi Kevin Prince Boateng, che dopo una rete era solito proporre una “M” con le dita, l’iniziale della fidanzata Melissa Satta.

Indimenticabile è poi il bacio più romantico della storia del calcio. Quello che Iker Casillas ha dato alla fidanzata Sara Carbonero che lo intervistava dopo la vittoria del Mondiale. Resterà negli annali. Oppure la proposta di matrimonio fatta in tv da Leonardo alla giornalista di Sky Anna Billò. Leo ad Anna: “Se ho domande? Sì, una: vuoi sposarmi?”.

Ah l’amoreeee colpisce al cuore anche questi uomini tutti muscoli e tatuaggi. 

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Lei guarda le partite, lui legge romanzi: quando le parti s’invertono…

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Esistono uomini che non amano il calcio. Che non lo guardano in tivù e che non giocano al fantacalcio. Alla Gazzetta preferiscono i libri. Alla Champions preferiscono Scorsese.
Insomma, e se la tifosa fosse lei e non lui?
Lei che segue il calcio, che legge la Gazzetta e che, tra una superpartita in tivù e un programma sul trucco, sceglie la prima. Diciamo la verità, è un caso abbastanza raro, ma esiste… ve lo assicuro!

Capita infatti, che lui non giochi a calcio, anzi che lo odi proprio, che conosca a malapena il nome dei giocatori più famosi e che guardi solo la Nazionale, ma solo perché è un “momento aggregativo”.

Lei passa la domenica spaparanzata sul divano per seguire tutti i risultati, lui fa tutt’altro: legge o guarda film. Per lei il calcio è il pane quotidiano, ne discute con gli amici, se ne informa, per lui è uno sport inutile e noioso, che fa solo sprecare tempo. Lei tenta di coinvolgerlo, ma lui risponde: “Perché devo complicarmi la vita?”.

Lui non è mai andato allo stadio e non gli verrebbe mai in mente d’indossare la maglia di una squadra, il fantacalcio è qualcosa che conosce solo perché i suoi amici non parlano d’altro, ma non ha la minima intenzione di giocarci.
Lei invece pagherebbe per far parte di un gruppo di fantacalcio, per lei dare allo stadio è sempre emozionante e divertente e dorme spesso con la maglia dei giocatori che più le piacciono. È lei quella che riconosce un fuorigioco, lui preferisce i “giochi fuori”.

Ma c’è un linguaggio che li unisce, quello del cinema.  Per questo lei ha provato a spiegare a lui, la bellezza di una partita, come può essere Milan-Barcellona o Juventus-Real Madrid, paragonandola a un film di Martin Scorsese. “L’attesa per l’evento è sempre alta, vanno in scena grandi interpreti e raramente resterai deluso dallo spettacolo”. Lui, prima ha storto il naso: “Sono eventi imparagonabili”, ha sentenziato, ma poi pensandoci bene il paragone non gli è affatto dispiaciuto. E i loro mondi si sono per un attimo incontrati.

Ok! tutto questo sembra un mondo capovolto, perché nella vita “normale”, la situazione si verifica spesso al contrario, ma vi assicuro che esistono anche casi come questo.