Dalle Furie Rosse… alle ferie rosse

 

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La Spagna, campione in carica, esce dal Mondiale e non arriva nemmeno agli ottavi. Due partite, due sconfitte. Sette gol subiti e solo uno segnato (su rigore), una vera debacle… decisamente poco annunciata, visto gli anni passati.

Ora a Casillas e compagni non resta che andare in vacanza, passando dalle furie rosse… alle ferie rosse! Va be’ sarà per la prossima volta! Mandaci una cartolina… 

Su e giù nel campionato di A

Il campionato è finito. E qualcuno potrebbe dire: “finalmente!”. Conosco diverse persone che hanno esclamato questa frase ieri sera…
Ma quando finisce qualcosa è sempre tempo di bilanci. Quali sono stati gli eventi positivi e quelli negativi? Cosa salvare o cosa buttare via? Nel mio piccolo ho cercato di fare questo bilancio calcistico.

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I 102 punti della Juventus (ma solo perché mi hanno fatto risparmiare una cena)

Llorente e Higuain in campo (solo per motivi estetici)

I gol di Ciro Immobile (capocannoniere)

I capelli di Paletta e Gervinho (un vero toccasana a chi non sa come sistemare i propri)

Il ritorno di Kakà al Milan (anche se, a dirla tutta, non è che sia stato poi così utile)

Tevez e Rossi: i giocatori che hanno giocato meglio

Le lacrime di Balotelli e quelle di Cerci (alla fine sono ancora dei ragazzi)

La telenovela argentina tra Icardi, Wanda e Maxi Lopez (tutti me parlavano male, ma tutti ne erano informatissimi)

 

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L’arrivo di Honda al Milan (utile solo per far vendere magliette in Oriente)

L’esonero di Allegri

L’Italia superata nel ranking dal Portogallo

I cori razzisti e le banane lanciate a Bergamo (almeno un po’ di fantasia)

Il Milan fuori dall’Europa dopo 15 anni

Il Bologna in B

Le papere di Marchetti (che gli sono costate il Mondiale)

La poca voglia di giocare di Balotelli (spesso sembrava che ti stava facendo un favore) e l’assenza totale di El Shaarawy

La pessima figura in Europa delle squadre italiane (speriamo nel prossimo anno, ma la vedo dura)

Le scuse di Mazzarri quando l’Inter non vinceva o non giocava bene

Quelli che diventano tifosi solo per i big match… non rischiano di portare sfiga?!

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Mi sono sempre chiesta: ma se uno non va mai allo stadio o segue sporadicamente una squadra, perché deve andare a vederla durante una super partita in cui la posta in palio è altissima? Ma stattene a casa!! È questo, quello che vorrei urlare.

Io sono molto scaramantica quando si parla di calcio. Non sei mai andato allo stadio durante un intero campionato?! Perché ci vai proprio in una partita decisiva? Non lo sai che in questi casi la cabala è tutto…?!
Se per tutto l’anno il tuo interesse per la squadra è stato chiedere alle 18 della domenica (quando te lo sei ricordato) “che ha fatto oggi il…?”, perché domenica, che c’è una partita decisiva devi andare allo stadio?!
Ok, uno potrebbe dire: “vado per far sentire il mio appoggio alla squadra”, oppure “vado perché è un evento importante” e questo potrebbe essere giusto, ma in una settimana diventare un ultrà esaltato, mi sembra eccessivo. Visto e considerato che a malapena conosci giocatori. Insomma, la mia paura è che, tutti questi potenziali tifosi, diventino dei potenziali gufi.

Domenica si gioca Perugia-Frosinone (per molti non certo un big match da far fermare le strade), ma per le due città è una partita molto attesa. In palio c’è l’accesso diretto in serie B e la distanza tra le due squadre è di un solo punto (Perugia 63, Frosinone 62). In pratica, un vero incontro thriller. E allora tutti ad accaparrarsi l’ultimo biglietto. E qui torna il mio discorso iniziale.
Piccolo consiglio: se siete dei tifosi improvvisati, di quelli che la domenica generalmente vanno all’Ikea… continuate a fare come avete sempre fatto, andate a comprare uno studio (con tanto di scrivania, seggiola e libreria) invece di andare allo stadio… e fate andare il Perugia in serie B in santa pace!

 

“Un amore così grande” per gli azzurri

I Negramaro cantano per gli azzurri. C’è molto di più del pallone nel progetto “Un Amore Così Grande 2014”, colonna sonora della Nazionale italiana durante i mondiali in Brasile.  Un video dove oltre ai Negramaro sono protagonisti gli azzurri e i tifosi che tutti insieme, come per magia, cantano la canzone, versione rinnovata di quella cantata e resa celebre da Claudio Villa. 
“Una canzone e un video molto emozionante. Noi viviamo di emozioni, e queste fanno bene. Ci fanno diventare più uomini, più veri. Noi cercheremo di regalare emozioni forti e continue, perché il Mondiale è lungo e intenso” ha detto il ct azzurro Cesare Prandelli.  I Negramaro si sono detti orgogliosi e felici di essere stati chiamati a realizzare un progetto come quello voluto da Radio Italia e dalla Figc: “Siamo strafelici, siamo orgogliosi di aver reinterpretato questa bellissima canzone. Il nostro sogno è oggi qui davanti a noi (con i giocatori della nazionale azzurra in prima fila) e speriamo che anche le future generazioni saranno come loro – ha detto Giuliano Sangiorgi, leader della band pugliese.

Speriamo porti meglio dell’inno cantato da Claudio Baglioni…

La Champions League vale come una borsa Hermes

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In questi giorni, voi donne non proprio appassionate di calcio (penso alle mie amiche), avrete sentito pronunciare parole come Champions League, Europa League o frasi come: “Speriamo di arrivare in Champions” (che non è un posto per le vacanze) o “Quando c’è la finale di Coppa Italia?”. Per farvi capire tutto questo ho pensato di venirvi in soccorso con una piccola spiegazione. Un mini dizionario in cui ho abbinato le coppe all’accessorio che avete più caro: la borsa.

Champions League: è il più importante torneo calcistico d’Europa e per questo è sicuramente una Hermes. Entrambe sono quasi impossibili da avere, a patto di possedere molti soldi. In alcuni casi bisogna aspettare del tempo per ottenere entrambe e rappresentano il sogno di ogni calciatore o donna (nel caso della borsa).

UEFA Europa League: è la seconda competizione calcistica per prestigio dopo la Champions League. Per questo la classificherei come un bauletto Louis Vuitton o una Chanel. Sono sì, entrambe borse esclusive, che non tutti possono permettersi, ma sono alla portata di molti: almeno per una volta nella vita. Insomma, non bisogna essere milionari per averne una, con qualche sacrificio si può ottenere. Parlo sia della coppa che della borsa.

Supercoppa europea: è una competizione che viene giocata tra la squadra vincitrice della Champions League e quella vincitrice dell’Europa League. Questa è decisamente una “Jackie” di Gucci o una “Baguette” di Fendi. Il prestigio in questo caso deriva dal fatto che chi gioca questa coppa ne ha già vinta una importante: quindi non è accessibile a tutti e ottenerla rappresenta la ciliegina sulla torta di una stagione. Insomma, è un accessorio di prestigio!

Coppa Italia: ufficialmente chiamata TIM Cup per ragioni di sponsorizzazione, è la principale coppa nazionale calcistica. Partecipano 20 squadre di Serie A, 22 squadre di Serie B, 27 squadre di Lega Pro e 9 squadre di Serie D, in pratica tutti. Essendo sulla carta non così impossibile, la borsa che più la rappresenta potrebbe essere: una classica Piero Guidi. La spiegazione è semplice: è alla portata di tutti. Anzi, a inizio stagione dai “più ricchi” viene snobbata perché troppo plebea, tutti vogliono Hermes o Chanel, ma quando si accorgono che non riusciranno mai ad averle, Piero Guidi va più che bene…

Supercoppa italiana: vede affrontarsi i campioni d’Italia (cioè i vincitori del campionato di Serie A) e i detentori della Coppa Italia. A questa abbinerei una bella Prada, praticamente un classico. Averla tra le mani non è impossibile, ma comunque devi essere stato bravo in qualcosa…

 

Quando gli ultrà erano i miei genitori…

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Ecco da dove nasce la mia passione per il calcio. In questa foto scattata durante la partita Perugia-Napoli (finita 2-2) nel gennaio del 1976 c’è mio padre a 24 anni (quello più a destra), con una coppia di amici (Stefano e Gabriella), che poi, anni dopo, sarebbero diventati i genitori della mia carissima amica Roberta. Accanto a lui c’era anche mia madre, ma la foto è stata tagliata (uff!). Però s’intravede nell’altra foto in basso (cerchiata in rosso).
Per loro seguire il Perugia (squadra della mia città) che all’epoca militava in serie A, era quasi una missione. Una tappa fissa ogni domenica e la Curva Nord (sede degli ultrà perugini) un luogo dove era impossibile mancare. Spesso sentendo i suoi racconti, lo invidio per aver vissuto quegli anni: gli anni del “Perugia dei miracoli” e dell’imbattibilità in campionato. Gli anni di Paolo Rossi, Novellino e Renato Curi (che morirà proprio un anno dopo in cui furono scattate le foto, nel 1977). Anni che la squadra difficilmente rivivrà. Io però posso dire di esserci stata e di aver vissuto lo stadio (ovviamente con lui) tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2000.

Insomma, con due genitori che andavano regolarmente allo stadio e spesso in trasferta, non potevo che nascere io… e non potevano non trasmettermi la passione per il calcio.

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Il turno infrasettimanale non è per tutti…

Questa sera c’è il campionato. Non tutti reagiscono allo stesso modo alla notizia…

Io (in contemplazione)

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Le amiche

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Gli uomini

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Gli uomini che odiano il calcio

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I tifosi del Milan

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Mia sorella

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Football combatte l’omofobia: “Uno di noi è gay, ma il culo ve lo facciamo tutti”

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Spulciando qua e là tra i siti di sport mi sono imbattuta in questo video. Da vedere per tanti motivi, fidatevi!
I “Lions Bergamo”, una squadra di Football americano di Bergamo, ha realizzato un video per combattere l’omofobia negli sport di squadra. In questo video, legato alla campagna “Le Cose Cambiano”, il messaggio è chiarissimo: “Uno di noi è gay, ma il culo ve lo facciamo tutti”. Le immagini giocano con il doppio senso sull’uso dell’olio per i massaggi, sugli abiti attillati, sulle borchie e sugli abbracci stretti che i giocatori si fanno tra loro. Ma tutto con lo scopo di combattere l’omofobia.
Mi chiedo quando il calcio sarà in grado (se mai lo sarà) di realizzare qualcosa del genere, visto come hanno reagito sul web quando Daniele Dessena, giocatore del Cagliari, ha indossato i lacci arcobaleno? Insulti e minacce lo hanno inondato solo per aver sostenuto un’iniziativa anti-omofobia. Mah! Non capisco perché il calcio e chi lo segue su alcune questioni è ancora tanto indietro e ignorante…

La ricetta della domenica: amica, pettegolezzi e niente calcio

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Non esiste solo il calcio. Per una domenica mi sono presa una pausa calcistica. Niente pallone, niente arbitri, niente di niente che riguardava quel mondo: perché a volte dovrò pur concedermi una domenica da donna. Suvvia!
E la ricetta perfetta per questo tipo di giornata, ha degli ingredienti precisi: una buona quantità di sole, una vecchia amica (non un’amica vecchia, specifichiamo!), quattro chiacchiere e molte confidenze, un’abbondate dose si pettegolezzi, un parco e una panchina. Vietato parlare di calcio.
Il tutto va shakerato così da unire gli ingredienti alla perfezione: il risultato sarà ottimo! È garantito.

Tutti postano ricette e consigli per cucinare… oggi anche io ho voluto dare il mio contributo.

Trattateci… come trattate la Gazzetta!

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Oggi è lunedì e la maggior parte degli uomini comprerà o sfoglierà la Gazzetta dello Sport. È matematico. In fondo è l’unico oggetto rosa che tollerano vicino a loro. Pensando a questo mi è venuto in mente un piccolo teorema: il rosa è il colore delle donne, la Gazzetta è rosa, quindi la Gazzetta è donna. Forse è per questo che piace tanto agli uomini?! Poi ho anche pensato con un pizzico di rabbia: trattassero le donne con lo stesso rispetto con cui trattano la Gazzetta, saremmo davvero fortunate.
Infatti…

Quando la tengono in mano sono sempre attenti, guai a rovinarla

Quello che dice lei è Vangelo (lo ha detto la Gazzetta…)

Gli danno sempre retta e difficilmente la contraddicono

La portano sempre con loro

È l’amore di una vita (la conoscono fin da quando sono bambini)

Non la tradirebbero mai

Farebbero di tutto per averla (anche alzarsi dal letto e andare in edicola a comprarla)

La cercano sempre (anche quando sono in vacanza all’estero e costa il doppio)

Alcuni non potrebbero vivere senza

Di quello che dice, ne parlano sempre con gli amici

A volte è l’unica… lettura che fanno (help!)

Quindi, per piacere agli uomini dovremmo diventare rosa con le scritte nere? Nooo