Per il Napoli… in alto la coppa

NapoliIl Napoli alza al cielo la Supercoppa italiana, scippandola alla Juventus. L’ultimo trofeo del 2014 va ai partenopei nel modo più divertente per i non tifosi: cioè ai calci di rigore. Segnati, sbagliati, parati e mandati sul palo…

Va be’ quest’anno si chiude con una piccola soddisfazione… una sconfitta della Juve!

Vince le amichevoli e pareggia le ufficiali: è media inglese?!

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Quando si pareggiano le partite ufficiali e si vincono le amichevoli… si può parlare di media inglese?!

Perché se è così, l’Italia di mister Conte è in perfetta media… sì, scuola media, perché a tratti sembra di veder giocare dei ragazzini delle medie.

Nota positiva di ieri è Stefano Okaka, che tra l’altro è umbro come me. Così tanto per essere precisi!

Poker di stelle per la Germania

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La Germania si cuce la quarta stella sulla maglia e festeggia il suo poker di vittorie nella Coppa del Mondo, eguagliando l’Italia. Se vogliamo essere obiettivi se l’è meritato: ha giocato meglio di tutti, ha segnato molto e ha espresso il suo essere squadra nel migliore dei modi. Nulla a che vedere con l’Argentina, il Brasile o le altre candidate al titolo.
Insomma, anche se a denti stretti, lo dico: è giusto così! I tedeschi dovevano vincere e lo hanno fatto, e dando uno sguardo alle date di nascita dei giocatori, è probabile che continueranno a farlo anche nei prossimi anni, forse ripercorrendo il ciclo della Spagna. Mario Gatze al 113′ ha regalato con un suo gol la vittoria ai tedeschi, infrangendo i sogni a Messi e company, che oramai credevano di poter arrivare ai rigori. Va be’ sarà per la prossima volta argentini…

Ora non resta che vederli festeggiare con le loro biondissime fidanzate (una vera rivincita delle bionde, non c’è che dire) senza poter dire nemmeno: “Ma tanto noi abbiamo una stella in più” Ora non è più così…

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Le vecchie europee come gli indiani di Agatha Christie: ne è caduta una al giorno

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Sono cadute una al giorno come “I dieci piccoli indiani” di Agatha Christie e tutte per mano di sudamericane o di squadre della Concacaf (la federcalcio nord-centroamericana). Sto parlando delle nazionali europee, che meste meste sono tornate a casa una dopo l’altra: Spagna, Inghilterra, Italia, Portogallo, Croazia, Russia e Bosnia, lasciando il Mondiale con mille rimpianti e tanti errori.

Le rappresentanti del vecchio continente sono rimaste in sei (un minimo storico), due le africane e otto le americane, per un Mondiale sempre più targato nuovo continente. E proprio le nuove realtà calcistiche la stanno facendo da padrone, infatti, fatta eccezione per: Brasile, Germania, Argentina, Francia, Uruguay e Olanda, le altre dieci delegazioni non sono mai arrivate a una finale. Questo potrebbe farci chiedere dov’è finito il calcio europeo (facile dare la colpa al clima) e che fine hanno fatto i suoi campioni milionari? Troppi soldi, troppo ingolfati, troppo star.

Questo Mondiale è il Mondiale delle sudamericane, è il Mondiale della riscossa e delle grandi occasioni. E per questo largo alle nuove nazionali, che anche se non faranno molta strada (alla fine in semifinale ci arriveranno le solite note), potranno dire di averci provato fino all’ultimo tiro in porta. Costa Rica, Cile, Colombia, Usa, Messico ma anche Algeria, Belgio, Grecia, Nigeria e Svizzera potranno (anzi dovranno) dar fastidio più che possono alle grandi corazzate.

Buon proseguimento di Mondiale a tutti!

Le due “A” vincenti per l’Italia: Ancelotti e Alice

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Un sabato, quello di ieri, da ricordare per il cinema e il calcio. Alice Rohrwacher con il suo film “Le meraviglie” vince a Cannes il Grand Prix della giuria, mentre Carlo Ancelotti sale sul tetto del mondo calcistico vincendo la decima Champions League per il Real Madrid, la sua terza personale.

Almeno per un giorno l’Italia è stata da serie A. A come Alice e Ancelotti. Dopotutto riusciamo ancora a fare la nostra bella figura anche all’estero!

 

Juve, tre stelle come gli hotel di media categoria

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Tre stelle sì, tre stelle no. C’è chi le vuole sulla maglia, c’è chi come Andrea Agnelli, che per ora dice no: “Quando qualcuno metterà sulle maglie la seconda stella noi mostreremo la terza, per rimarcare la differenza”, ha detto durante una conferenza stampa.
Poi c’è tutta la questione degli scudetti: per i bianconeri sono 32, mentre per la contabilità sono 30.

Comunque, lasciando agli “esperti” pensieri filosofici e considerazioni matematiche sul numero di campionati vinti dalla Juventus, ora quello che conta sono le tre stelle.
Finalmente Juve hai tre stelle! Come gli alberghi di Riccione di media categoria. Quindi, per questo, dovrai fornire servizi decenti: tivù satellitare, frigobar in camera e colazione a buffet. Certo, ancora per arrivare a un quattro stelle c’è da lavorare… e magari vincere qualcosa anche in Europa: si sa, queste cose contano per salire di categoria e arrivare al top (come direbbe Briatore!). Però, a sentire il tuo presidente resterai per ora un due stelle… così le pretese restano più basse, così come le aspettative!
Insomma, un tre stelle sul campo e un due stelle sulla maglia… un po’ come un hotel in cui sono andata una volta: aveva due stelle sull’insegna e tre sulla chiave. Sono andata via senza mai capire quante stelle avesse e il dubbio mi tormenta ancora oggi!

Il cielo è azzurro sopra LA

Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino

“La grande bellezza” di Paolo Sorrentino ce l’ha fatta… ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero. Alla proclamazione della vittoria (alle 3.45 ora italiana) ero emozionata, nonostante il sonno imperante, come quando l’Italia (del calcio) vinse i Mondiali nel 2006. Forse l’Oscar vale anche di più!
Ma la cosa che mi è piaciuta fin da subito, sono stati i suoi ringraziamenti dove ha mixato miti del cinema e del calcio. Grandissimo! “Grazie alle mie fonti di ispirazione Federico Fellini, Martin Scorsese, Diego Armando Maradona”. Potrei essere d’accordo su tutte e tre le citazioni… anzi prendo nota.
Dovessi mai vincere un premio gli ruberò la battuta!