Il mio piccolino compie un mese

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Il mio piccolino oggi compie un mese. Sembra ieri quando è nato e invece è già passato un mese. Da brava mamma quale mi reputo, in questi 30 giorni l’ho accudito, curato, nutrito, senza mai fargli mancare nulla. Insomma, gli ho dedicato tutta la mia attenzione. Non pensavo fosse possibile! La cosa peggiore è che parlo sempre di lui: in famiglia, con le mie amiche, con i miei amici… con tutti. Lo mostro orgogliosa, e ne esalto i progressi. Perché, anche se ha solo un mese, di progressi ne ha fatti abbastanza. Il primo sorriso quando ha raggiunto i 1000 contatti, il primo vagito quando ha avuto il primo commento e il prima smorfia quando in alcuni giorni non ha avuto le attenzioni desiderate. Ma capita anche ai migliori.
Io gli ripeto sempre: “Aspetta! Devi ancora crescere”. Devo dire che sono fortunata: la notte dorme, mangia ai suoi orari e non dà grandi problemi. Insomma, dove lo metti sta!
Ma le mie cure, come quelle delle persone che ho intorno (che ringrazio) sono fondamentali per la sua crescita e per farlo diventare un vero ometto. Pronto ad affrontare il mondo e a contare qualcosa in questa giungla virtuale. Ma caro il mio piccolino, c’è tempo per crescere e per dare soddisfazioni alla tua mamma. Lei è già orgogliosa di te!

Ah scusate! Stavo parlando del mio blog (si era capito!?) perché io figli non ne ho. Ma visto che i blog delle mamme vanno tanto di moda e anche i post sui progressi, sui dentini e sulle pappe dei bambini sono il must in questo periodo, e io sentendomi un po’ emarginata, ho pensato di dedicare queste mie righe al mio piccolo. Che oggi compie un mese. Auguri cocco di mamma!

Che piacere rivederti…

Pablo Daniel Osvaldo, anni 28

Pablo Daniel Osvaldo, anni 28

Osvaldo è tornato. Via, un po’ se ne sentiva la mancanza. Non solo per le sue giocate. Siamo sincere…
Alzava un po’ l’asticella dei bonazzi in campionato. E per noi donne questo è un motivo in più per guardare le partite…
Quell’aria da cattivo ragazzo, la somiglianza con Johnny Depp (così dicono) anche se io non ce la vedo tanto, e quel suo fare, fuori e dentro dal campo, da bello e dannato. Le tante donne, i diversi figli, e le risse con i compagni di squadra. È decisamente uno che non si annoia e non fa annoiare. Certo, ora con Llorente e Osvaldo l’attacco della Juventus non acquista solo peso e tecnica. Acquista anche fascino. Povero Tevez! Provo quasi simpatia. Ma questi sono solo commenti da donna… gli “esperti” noteranno ben altre caratteristiche. Comunque, Osvaldo… è un piacere rivederti!

Il fuorigioco… questo sconosciuto

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Sei un vero esperto di calcio? Ok, allora devi saper riconoscere un fuorigioco…
Visto che il mio obiettivo è quello di spiegare il calcio alle donne che lo odiano, oggi ho pensato di parlare, o meglio di cercare di spiegare: il fuorigioco. Questo sconosciuto.
“Un’entità” che secondo gli uomini, noi donne, non siamo in grado di capire. Ma perché!? Se lo capiscono loro, per noi è una passeggiata… fidatevi!
C’è da dire che dall’inizio del nuovo campionato, questa regola, ha subito dei cambiamenti. Ecco, questo non aiuta… Grrrr
Comunque, in principio era semplicemente che, se al momento di un passaggio, tra un giocatore della squadra attaccante e la linea di porta c’erano meno di due giocatori (uno dei quali è spesso il portiere, ma può anche non esserlo), quell’attaccante era in fuorigioco. In pratica se il pallone veniva indirizzato verso un giocatore in fuorigioco la bandierina del guardalinee scattava verso l’alto e fermava l’azione.
È un po’ come se fai una torta (attaccante), la metti in forno (difensore), ma la tiri fuori prima che sia cotta (momento del passaggio). Il risultato è pessimo, la torta da schifo e… il gol non è valido.
Adesso qualcosa è cambiato. Entrano in gioco ancora più varianti.
Devo ammettere che per capire questa nuova regola mi ci sono volute diverse spiegazioni. Ora proverò a spiegarla anche a voi.
La nuova regola fa si che un passaggio volontario di un avversario rimette in gioco l’attaccante, che al momento del precedente passaggio non lo era. Ma non sempre. Va considerata infatti anche la distanza e la possibilità d’interferenza dell’attaccante nei confronti del difensore. Se c’è una distanza di 4-5 metri non è fuorigioco, se la distanza è meno di un metro e mezzo allora l’attaccante è in fuorigioco. Quindi il giocatore non deve intervenire sull’azione e deve stare a una certa distanza dal difensore che lo rimette in gioco.

Spero di essere stata abbastanza chiara. In caso contrario vi suggerisco di guardare sul sito dell’Aia, oppure di vedervi il film “Full Monty”: in una scena gli attori si muovono in linea alzando le mani, mimando deliberatamente la trappola del fuorigioco applicata dalla difesa dell’Arsenal, nel tentativo di coordinare il loro spogliarello. Ma questa ovviamente è un’altra storia!

Scena del film "Full Monty"

Scena del film “Full Monty”

Spiegaglielo con il calcio… capiranno!

Girando nel web ho trovato gli spot promozionali diffusi dal magazine sportivo spagnolo Líbero, che ribadiscono la mia tesi di alcuni giorni fa. Infatti, parlavo proprio del fatto che, per farsi ascoltare dagli uomini, bisogna parlare di calcio. Non da tutti, voglio specificare, ma da molti.
Bè in Spagna hanno pensato la stessa cosa (avranno letto mica il mio post!?) e hanno realizzato una serie di pubblicità in cui si punta sul cliché che avvolge molti appassionati di pallone e soprattutto sulla convinzione che hanno molti parenti e amici di quegli appassionati: l’idea è quella che sia molto più semplice farsi ascoltare se si spiega ogni cosa tramite metafore calcistiche.
Ognuno di questi spot vede protagoniste delle donne che spiegano ai loro uomini delle situazioni comuni come: portare fuori la spazzatura, mettere fine a una storia d’amore, andare a pranzo dai suoceri o sconsigliare l’acquisto di un attrezzo inutile, e lo fanno appunto utilizzando il gergo calcistico. Ogni spot si conclude con lo stesso messaggio: “Se te lo spiegano con il calcio, ci arrivi”.
Ecco, la mia teoria alla fine non era poi così sconsiderata…
Questo post, donne, è per voi che tentate ogni giorno di far fare delle cose agli uomini che avete intorno. Dovete imparare a parlare come Fabio Capello e Cesare Prandelli… vedrete come scatteranno sull’attenti!

Le tre “P” della domenica

Bridget-Jones

Domani è domenica. E per me la domenica perfetta è quella che vede protagoniste le tre “P”: poltrona, plaid e pallone. Quali “P” avevate pensato!? Su via… mica sono un maschiaccio…
Penserete che sia una pigrona!? Sì, è vero, ma non me ne vergogno… perché dovrei!?
Lo dico chiaramente, la domenica non sono tipo da andare per negozi o per centri commerciali. Se volete questo, grazie, chiamare qualcun’altro. La domenica si sta a casa a guardare la partita o si va allo stadio. Non si discute. Tutti quelli che ho intorno lo sanno! Prendere o lasciare.
Piccolo consiglio amiche, se proprio volete uscire, aspettate il fischio finale… la mia attenzione a quel punto sarà totale. Un tifoso nel corso di una partita non sarà mai in grado di starvi a sentire, quindi potrebbe dirvi dei sì o dei no, che poi nemmeno ricorda di averli mai detti.

Per voi invece qual è la domenica ideale?

Vuoi farti ascoltare da un uomo? Parla di calcio…

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A volte è bello non sentirsi donna del tutto. Cioè mi spiego meglio. Non vorrei essere fraintesa. È bello quando gli amici maschi, vanno oltre il tuo essere donna, e ascoltano la tua opinione sul calcio… prendendoti seriamente in considerazione.
Sembra strano, ma è così! Soprattutto è figo quando ti invitano a pranzo, tu unica donna in mezzo a tutti maschi, per un pasto a base di cibo e calcio. Ok, molte di voi storceranno il naso, ma a me diverte davvero!
Diverte, soprattutto perché ascoltano, per una volta, quello che hai da dire, ti contraddicono motivando la cosa, e non per partito preso, e ti danno ragione se realmente ce l’hai, non così, tanto per azzittirti.
Ecco, sono arrivata alla conclusione che gli uomini ti ascoltano con attenzione solo se parli con loro di calcio. In quel momento diventi una di loro e non più una ragazzetta con le unghie dipinte, il lucidalabbra e la frangia troppo lunga. Entri, anche se per poco, nel loro gruppo… cosa che ho sempre invidiato ai maschietti, perché diciamoci la verità noi donne per fare squadra non siamo il massimo. E cosa al quanto interessante è vederli parlare di sport, senza freni e senza la suggestione di una donna nei paraggi.
Mi piace anche quando “ti insulti” amichevolmente con loro, facendo sfoggio della tua preparazione e tentando di azzittirli. Vi assicuro che è esaltante… perché li colpisci in un campo a loro
conosciuto. Provate e poi fatemi sapere!

Cosa non chiedere mai…

no

Ci sono cose care amiche, ma anche amici, che ad un tifoso o tifosa non vanno assolutamente mai chieste. O peggio ancora, non vanno mai dette in sua presenza. Al contrario, rischiate di essere banditi come amici, amanti o fidanzate/i.
Ho pensato, tra me e me, quali sono state le frasi o le situazioni, che nel corso degli anni mi hanno fatto alzare gli occhi al cielo, quando un non-tifoso me le ha rivolete. Spesso quest’ultimo rischiando seriamente la vita!

Ecco per voi alcune semplici rigole da ricordare:

– Mai chiedere “quali sono i nostri?” Ma che vuol dire “i nostri”? È una frase che non sopporto… ma poi i nostri, casomai i miei, fino a due secondi fa non sapevi nemmeno il colore delle maglie…

– Mai chiedere spiegazioni sulle regole di gioco durante una partita… soprattutto se la partita è nel vivo e se le spiegazioni richiedono più di un monosillabo. Per il corso da arbitro passare più tardi. Grazie.

– Mai urlare come se ti stessero scippando per un’azione andata male o perché la squadra, che cerchi di tifare, ha tirato un pallone in tribuna.

– Non esiste in natura nessuno più scaramantico del tifoso, quindi evitate frasi del tipo: “ormai la partita è vinta”; “mi sembra impossibile che ci facciano gol”, “oggi facciamo una gran partita, me lo sento”, “oramai è fatta”.

– Evitate anche di diventare improvvisamente degli esperti, solo perché avete visto qualche puntata di “Holly e Benji”.

– Mai fare battute o sfottò per essere simpatici a ridosso di una sconfitta. Anche al tifoso più pacato servono sempre alcune ore per metabolizzare un risultato negativo.

– Non guardare mai una partita, soprattutto se è importante, se fino ad allora non avevate la più pallida idea di cosa fosse il calcio. La cabala è tutto in questo sport. Non hai mai visto giocare questa squadra… perché iniziare oggi!?

Rispettate queste regole e andremo d’accordo!

Odio i negozi di mobili… preferisco (Im)mobile

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Pensando ultimamente ai negozi che hanno aperto nella mia città, mi è venuta in mente una considerazione…
Non riesco a capire cosa ci sia di tanto bello nell’andare la domenica da Ikea? Io personalmente tra lo stadio e Ikea, scelgo lo stadio. Senza il minimo dubbio. Nei corridoi dell’azienda svedese (ma anche in altri negozi di questo genere) ci sono stata, ho passeggiato tra gli scaffali pieni di accessori per la casa, lenzuola e mobili di ogni dimensione, ma il mio limite di sopportazione è subito salito alle stelle. Non vedevo l’ora di uscire…
Io non trovo particolarmente divertente, al contrario di moltissime altre donne, i negozi di arredamento in generale. Non passerei mai e poi mai le mie giornate lì dentro, curiosando e prendendo appunti sulle dimensioni di un mobile o discutendo con un’amica, o peggio ancora con un uomo, del colore o su come starebbe bene nel mio salotto un determinato oggetto. Sfatiamo questo mito! Non tutte le donne amano questi negozi, non tutte le donne costringerebbero il loro uomo a passare ore e ore tra puff e divani di pelle. Non tutte le donne lì raggiungono l’estasi! Cento volte meglio lo stadio. Almeno ci si diverte, si canta, ci si emoziona e ci si arrabbia. Lo so, come già detto, faccio parte di una categoria di donne un po’ anomala, ma pur sempre della categoria donne… ma per fortuna non siamo tutte uguali. Insomma, ai negozi di mobili io preferisco (Im)mobile… intendo Ciro Immobile, il giocatore del Torino!

Ragazze, sfogliate l’album Panini con cautela

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Ce l’ho… manca, ce l’ho manca! Passano gli anni, i figli crescono e le mamme imbiancano, ma a casa mia l’album Panini resiste ancora. Da voi non è così!? Non ci credo…
Ieri è stato presentato ufficialmente l’album dei calciatori 2013-2014, ma nella mia dolce dimora è già una quindicina di giorni che circola. Qui altro che regali… sotto le feste si scartavano pacchetti di figurine.
E già si pensa a trovare “amichetti” con cui scambiare i doppioni. Ma la cosa più divertente è che a fare tutto questo è il più vecchio della casa! Gli uomini infondo restano sempre ragazzini e anche se hanno superato una certa età (e da parecchio) si credono ancora di essere alle elementari e di scambiarsi le figurine durante la ricreazione. Mah!?
Voglio però essere sincera, l’album dei calciatori piace anche a me. Mi piace sfogliarlo, guardare le facce dei giocatori, vedere qual è venuto meglio in foto, un po’ come in un catalogo di vestiti (sono favorevole all’uomo oggetto) e sbirciare la data di nascita. Ecco, quest’ultima cosa non la devo fare più. Mi sono, infatti, accorta che i presenti sono quasi tutti più giovani di me e mi sono sentita improvvisamente una vecchia! È stato orribile scoprire che, a parte gli allenatori e le bandiere storiche (Buffon, Totti, Pirlo, Zanetti… e pochi altri), il resto è decisamente più giovane… alcuni sono persino dei ragazzini rispetto a me. L’album Panini ad una donna può creare seri danni alla salute mentale e all’autostima! Anche a una, che nella vita di tutti i giorni, non dà peso a queste cose. Mi sono ritrovata non a dire “ce l’ho… manca”, ma “è più giovane… è più vecchio di me”.
Per questo, se non avete più vent’anni vi sconsiglio vivamente di guardare le date di nascita, attaccate la figurina e via! Al massimo buttate un occhio al peso e all’altezza, ma nulla più.
Oppure, piccolo consiglio, buttatevi sull’almanacco delle vecchie glorie… vi farà sentire delle bambine e ripasserete la storia del calcio.
Da quest’anno c’è anche l’indirizzo Twitter dei giocatori e delle società. Questo potrebbe essere interessante! Tutti a twittare…

Llorente e Tevez: il bello e la bestia

Carlos Tevez e Fernando Llorente

Carlos Tevez e Fernando Llorente

Per rendere omaggio alla Juventus campione d’inverno, oggi, amici, ma soprattutto amiche calciofile, voglio spendere due parole sulla “strana coppia” d’attacco bianconera: LIorente e Tevez.
Li osservo dall’inizio del campionato, non solo con occhi calcistici, ma anche con quelli di donna. E diciamoci la verità, la differenza estetica è notevole! Li ho subito soprannominati “Il bello e la bestia” (senza offesa, s’intende).
Ok! Potrebbe essere banale come commento, la tipica osservazione femminile, ma due parole su Fernando Llorente le voglio dire. Secondo me è doveroso. Non tanto per le sue prodezze calcistiche – è vero lo spagnolo sta smentendo con buone prestazioni chi quest’estate lo aveva definito un vero bidone -, ma per i suoi occhi azzurri. Sì, è vero, dei calciatori, gli “esperti” guardano i piedi e altre qualità… bé io, di Llorente ho notato subito gli occhi! Dopotutto è con gli occhi che si vede la porta per fare gol.
Salta all’occhio (è proprio il caso di dirlo) che vicino a Carlos Tevez, lo spagnolo spicca non solo in altezza. La coppia d’attacco della Juventus, infatti, è decisamente anomala: se in campo i due si trovano alla perfezione e confezionano azioni da gol, esteticamente non potrebbero essere più diversi. E da donna, scusate, ma guardo anche questo…
Il primo, alto, biondo, occhi azzurri e quell’aria da anti-divo che lo rende sexy, l’altro non certo un adone, massiccio e con la prestanza fisica di uno che, se non avesse fatto il calciatore, non ti saresti certo voltata per strada a guardarlo. Insomma, di uno guardi tutto, dell’altro solo i piedi… perché c’è poco altro da guardare!
Va bé, fatto sta che insieme, per ora, hanno fatto vincere alla Juve il titolo di campione d’inverno.
Anche i soprannomi che hanno, sono chiarificanti: Llorente è il maestoso Re Leone, Tevez, è l’Apache, per via del quartiere dov’è cresciuto in Argentina.  Alla fine però quello che conta per i tifosi juventini è, come diceva Woody Allen “Basta che funzioni”… questa strana coppia!