Closing e derby, la settimana santa del Milan

Habemus closing. Il Milan da oggi è cinese: come la muraglia, l’involtino primavera e i negozi “tutto a 1 euro”. Per celebrare ciò, ho deciso di indossare la maglietta (originale e non cinese).
Vuoi o non vuoi, oggi è un giorno storico per la società: finisce l’era Berlusconi e inizia quella cinese. Che Confucio ci aiuti!

Momento bimbaminkia attivo

Detto questo, sabato c’è anche il derby, Inter – Milan. Alle 12.30 – 18.30 ora di Pechino – tanto per far capire chi comanda ora. Ma, il sabato a mezzogiorno si va al mercato mica allo stadio… ma ovviamente per i cinesi è un orario più che comodo. Che c’è di meglio di un aperitivo, mentre si guarda la partita?

Da oggi in casa Milan:

  • le magliette cinesi saranno quelle originali
  • Una “cinesata” sarà una cosa bellissima
  • il cinese sarà la prima lingua dello spogliatoio
  • si adotterà il modulo del dragone, non più quello ad albero di natale
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Per l’Inter… è tutta una questione di Pioli per risalire

Quindi se ho capito bene, l’Inter ha finalmente trovato il suo tanto cercato allenatore. E’ lui: Stefano Pioli. Ha sbaragliato la temibile concorrenza di Macelino. Che poi ‘sto Marcelino… ma chi è? Non è che i cinesi pensavano a Lippi?

“Per la panchina dell’Inter chiamiamo Marcellino Lippi, è già qui in Cina”. Poi si saranno capiti male e hanno ripiegato su Pioli.

Caro Pioli, hai la faccia da brava persona, quindi mi viene spontaneo dirti: ma in che pasticcio ti sei andato a cacciare? Ma chi te lo ha fatto fare? Stavi tanto bene a casina tua e persino pagato dalla Lazio. Facevi le tue cose, nessuno di dava fastidio. Avevi pure tutti i weekend liberi. Ricordati, i soldi non sono tutto.

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Con Pioli l’Inter tornerà a salire?

Ora tutte le mattine avrai a che fare con Icardi sempre su di giri e con ore di sonno arretrato per colpa di Wanda, dei numerosi figli e delle discoteche; con Candreva che già alla Lazio non eravate amiconi; con Nagatomo che mangia sushi anche a colazione; con Brozovic che posta selfie anche dopo uno starnuto; con Kondogbia, ecco con lui è meglio non averci molto a che fare sopratutto se nudo… Insomma, hai proprio una bella gatta da pelare. E, visto che i tuoi capi sono cinesi, c’è il caso che il gatto dopo averlo pelato te lo fanno anche mangiare. Ma non te potevi fare gli affaracci tuoi?

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Ti ritrovi in uno spogliatoio spaccato o a breve spaccheranno lo spogliatoio: non so tra le due qual è peggio! Ah, dimenticavo, in uno sgabuzzino troverai anche Gabigol, è come nuovo… mai utilizzato. Non spaventarti.

Inoltre, mannaggia a te, la prima partita che affronterai, da neo allenatore dell’Inter, è il derby e come da tradizione, la prima partita, un allenatore la vince sempre.
Che dirti di più: alla peggio sarai uno dei tanti che è passato e si è seduto su quella panchina, ha visto giocare quattro ragazzini e poi se n’è andato, non ti preoccupare è quello che fanno tante persone ai giardini. E loro lo fanno pure gratis.

…almeno copiassero il Milan di Sacchi

Per chi è nato negli anni 80 come me, il Milan è stato sempre di Berlusconi. Del presidente – manager che ha portato la squadra sul tetto del mondo (diverse volte). Oggi, neanche a dirlo, finisce un’era per i tifosi rossoneri.
Il Milan è diventato cinese. Come i vestiti a basso costo, gli oggetti pacchiani o le scarpe sportive.

I tifosi, me in primis, sono tra “era ora! e boh, speriamo bene!“. La speranza è che non sia, per questa fantomatica cordata, solo ed esclusivamente una questione di business. Un po’ di cuore ci vuole, cavolo se ci vuole, oltre ovviamente a valanghe di soldi.

Insomma, un altro pezzo di storia del calcio italiano va all’estero. L’era berlusconiana ha portato 30 anni di campioni: da Van Basten a Baresi, da Nesta a Pirlo, da Shevchenko a Kakà, per citarne alcuni. Sono stati anni di trionfi, di coppe, scudetti e palloni d’oro.

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Le coppe in bacheca

Per ricordare con la lacrima

Dalla notte del 4-0 alla Steaua Bucarest del trio olandese guidato in panchina da Arrigo Sacchi alla “vendetta” di Atene del 2007. Di fronte c’era quel Liverpool che due anni prima era stato protagonista di una rimonta impensabile, (io sul 3-0 avevo già preso la bandiera da appendere… tanto per darvi un’idea). Poi arrivò il 3-3 e la sconfitta ai rigori. Era la notte di Istanbul, una delle pagine tristi del trentennio. Un’ombra Istanbul, come la serata di Marsiglia con Galliani, altro simbolo dirigenziale dell’era berlusconiana, che scende in campo e fa uscire dal campo la squadra per il black out di un riflettore. Ombre come quelle delle ultime tre stagioni, concluse senza Europa e con tanta contestazione a società e giocatori.

Ma ci sono state anche le finali in Coppa Campioni vinte col Benfica, il Barcellona e la Juventus, le due Coppe Intercontinentali, una Coppa del Mondo per club, gli otto scudetti (tra cui uno vinto a Perugia… per me indimenticabile) e tanto altro.

Oggi inizia un nuovo capito per il Milan, o come qualcuno lo ha già ribattezzato Mi Lan. Un capito bello o brutto non si sa… ma sicuramente nuovo. In groppa al Dragone potrebbe persino tornare sul tetto del mondo. O almeno si speLa!   

Se non chiama non gli piaci abbastanza… vale anche per il Milan

C’è chi compra… c’è chi vende. C’è chi vende e poi compra. E poi c’è il Milan, che non fa nulla. Si sbarazza dei pesi ma non incassa, in pratica non fa calciomercato.
Ieri mi sono chiesta: ma 11 giocatori da mandare in campo per la prima partita di campionato ce l’ha? Comincio ad avere seri dubbi anche su questo.

Non viene mai comunicato l’arrivo di qualche giocatore, tutto è bloccato.

Se i cinesi non comprano… non si compra!

E se non ti chiamano è perché non gli piaci abbastanza… vale anche per le squadre di calcio in vendita

la verità è che non gli piaci abbastanza

Così mi immagino la dirigenza Milan mentre aspetta la chiamata dei cinesi

Oramai il tifoso milanista si è rassegnato a questo destino: non si arrabbia più, non spera più in grandi arrivi, non punta più a grandi risultati. E’ privo di entusiasmo, quasi apatico… sta lì e aspetta la sorte del suo destino, consapevole che non può fare nulla, se non aspettare.

E’ come un innamorato appena lasciato, che non reagiste e aspetta seduto sul divano che tutto passi. Che la delusione e il dolore finiscano. Vive solo di ricordi, ha in mente solo i bei momenti andati e ha quella flebile speranza che tutto possa tornare come prima.
Ma non è così. Se qualcosa dovesse tornare, sarà tutto nuovo, diverso… magari meno bello, ma che potrà, perché no, farlo ancora entusiasmare. Oddio, almeno spero!