La passione si condivide a prescindere dal sesso…

Father and son leaving soccer stadium

Oggi è la festa del papà e non potevo esimermi dallo scrivere un post su di lui. Anche perché questo blog esiste grazie a lui (voi penserete: che fortuna!). Non perché mi ha aiutato a realizzarlo, ma perché mi ha insegnato ad amare il calcio (penserete ancora: che super fortuna!).

È stato lui a portarmi a vedere la mia prima partita allo stadio (un Fiorentina-Milan dei primi anni ’90).

È stato lui a insegnarmi le regole. A riconoscere un fuorigioco, un fallo da cartellino e i diversi moduli di gioco. Ecco, con questi ultimi ho ancora alcune difficoltà: non riesco mai a riconoscerli. Mah?!

È grazie a lui che vedo il calcio come un gioco aggregativo, da condividere con gli altri… ma soprattutto con lui.

È stato lui a mostrarmi il bello di questo sport, guardando insieme le partite.

È con lui che da ragazzina andavo allo stadio, anche diverse ore prima, per prendere i posti migliori.

È con lui che quando la nostra squadra del cuore vinceva (e dico vinceva. Sigh!) lanciavo i petardi dalla finestra per festeggiare (magari non proprio elegante, ma divertente!).

Insomma, il calcio mi legherà sempre al mio papà. Perché le vere passioni si trasmettono a prescindere dal sesso!  

Se la tua squadra vince fai più sesso

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Amiche, oggi vi spiego un motivo per amare il calcio e soprattutto per lasciarlo vedere ai propri compagni, mariti o fidanzati.
Mi è capitato alcuni giorni fa d’imbattermi “nell’effetto Iniesta”, uno studio pubblicato sulla rivista britannica “British medical journal”. Ora vi spiego di cosa si tratta. Secondo questo studio le vittorie della squadra del cuore farebbero aumentare le nascite. In pratica, quando la squadra che tifi raggiunge obiettivi importanti o vince trofei, il tasso di natalità aumenta. I tifosi, e a questo punto anche le loro compagne, sono esaltati delle vittorie e più eccitati e quindi la possibilità di avere rapporti sessuali aumenta in modo significativo. Così pure i bebè.

Questa indagine è partita dopo il presunto picco di nascite registrato tra i fan del Barcellona nove mesi dopo la vittoria della Champions League contro il Manchester United nel 2009.
Lo studio però parte ancora più indietro: alla semifinale 6 maggio, quando proprio Andrés Iniesta (da qui il nome della ricerca) segnò l’1-1 contro il Chelsea, che regalò agli spagnoli la finale, dando il via a festeggiamenti degni di Capodanno. Altro elemento di studio è stato un sondaggio condotto nove mesi dopo da una radio locale catalana in cinque ospedali della regione: l’indagine fece segnare un balzo del 45 per cento nel numero delle nascite. Un picco dovuto alla rete del giocatore o solo una semplice coincidenza?
I ricercatori hanno studiato in particolare le comarche (sorta di province spagnole) di Solsonès e Bages, per un totale di 190mila abitanti, situate al centro della Catalogna, dove il tifo per il Barca è molto radicato. Nel dettaglio, hanno valutato le nascite fra il primo gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, per un totale di 60 mesi, avvenute in due ospedali localizzati a Manresa, capoluogo di Bages. Modelli statistici e calcoli matematici hanno dimostrato come proprio nel febbraio 2010, nove mesi esatti dopo la vittoria della Champions, i due ospedali abbiano registrato un picco del 16 per cento nelle nascite. Non certo il 45 sostenuto dai mezzi di comunicazione ma senz’altro un incremento mai verificatosi nello stesso mese degli anni precedenti e successivo e superiore alla media anche paragonato ad altri mesi.

Quindi amiche, fate le vostre considerazioni e cominciate a tifare… E speriamo che l’Italia vinca i Mondiali!

Tu non puoi giocare al fantacalcio…

ariel

Uff, anche io voglio giocare al fantacalcio! Si è chiuso il mercato ed ora tutti gli invasati di questo gioco si ritroveranno per una nuova asta. Tutti… tranne me. Perché ho scoperto una triste verità: il fantacalcio non è un gioco per donne. O almeno non lo è per me. L’ho sperimentato sulla mia pelle.

Non sono riuscita a trovare un gruppo di maschi (perché di donne che lo fanno non ne conosco) che mi facesse giocare con loro. Un po’ come all’asilo: tu sei femmina, non puoi giocare con noi! Punto. Ma vi sembra giusto. E quindi mi ritrovo, anche quest’anno, senza il mio tanto desiderato gruppo di fantacalcio. Gli amici maschi non ti vogliono, perché guarda caso sono già in troppi.
Tuo padre nemmeno, perché, anche lui gioca con i suoi amici e tu: “che c’entri? Mi porti fuori con te quando esci con le tue amiche?” Grrr. Ma sono più che sicura che se fossi stata un maschio di trent’anni, e non una femmina, avrei potuto far parte del gruppo anche se “non lo portavo con me quando uscivo…”. Questa è pura discriminazione sessuale. È bene che lo sappiate!

Quindi la mia conclusione è solo una: ci sarà la vera parità tra i sessi, quando una donna potrà entrare in un gruppo di fantacalcio. Oppure sono io quella sfigata…

Leo batte Ronaldo 2 a 0

Leonardo DiCaprio

Leonardo DiCaprio

Non seguo solo il calcio. Ok! Ora ve lo dico chiaramente. Il pallone non è la mia unica passione (ops! Ho fatto anche la rima), c’è anche il cinema. Adoro andare al cinema, guardare film e leggere le recensioni per vedere se i critici la pensano come me… vedi bene le recensioni le leggo sempre dopo aver visto un film. È quasi una regola. Quindi oggi concedetemi una piccola deviazione dai miei argomenti abituali.
Ieri sera sono andata a vedere “The Wolf Of Wall Street”. Per me non è un film qualsiasi. È un film che attendo da un anno perché, tra le mie grandi passioni (ve l’ho detto che ne ho altre oltre al calcio!) c’è Leonardo DiCaprio. Lui e Martin Scorsese sono per me la squadra perfetta. Un’accoppiata imbattibile, come pane e Nutella, il mare e il sole, Gullit e Van Basten, insomma, il meglio che c’è in giro. Una garanzia per gli amanti del cinema. Un po’ come vedere una super partita, una finale di Champions League: aspetti l’inizio, ti godi tutto ciò che accade, guardi dei fuoriclasse in azione e difficilmente ne resterai deluso.
Ed è stato così anche “The Wolf Of Wall Street”, che racconta l’ascesa e il declino di Jordan Belfort tra soldi, sesso e droghe. Un film eccessivo, folgorante e decisamente sopra le righe. La regia di Scorsese è veloce (benché duri 179 minuti) con flashback e situazioni così paradossali (alcune resteranno nella storia del cinema) che spiazzano lo spettatore. Fa persino parlare DiCaprio con il pubblico in sala, coinvolgendolo in prima persona nel racconto. E che dire di Leo: è decisamente un fuoriclasse, regge sulle sue spalle tre ore di film con una naturalezza sconvolgente. Insomma, vince la partita quasi da solo. Meglio di Cristiano Ronaldo. In questo momento (lo dico anche se sono di parte, voi penserete) è il miglior attore che c’è in circolazione, uno che riesce a portare la gente al cinema, solo ieri sono stati oltre 72mila. È il Ronaldo del grande schermo, per me pure meglio, se devo essere sincera… Leo batte Ronaldo 2 a 0.

DiCaprio e Martin Scorsese

DiCaprio e Martin Scorsese