Signora, lo svedese va conquistato senza sentimenti

In carrozza… ultima chiamata per la Signora. Se non torna dalla fredda Svezia con una conquista, il suo cammino si complica. Ma soprattutto ci rimette la faccia. Non sarebbe proprio un comportamento da vera Signora…

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D’altra parte una Signora che si rispetti, l’uomo svedese (nemmeno tanto difficile da conquistare) se lo mangia a colazione e soprattutto non gli permette d’intralciare i suoi piani verso il successo. Le bastano quattro mosse fatte bene e lo manda al tappeto. Tornando in patria con un prezioso bottino.

Più impegnativa sarà invece la serata con lo spagnolo madrileno, ma se arriva bella carica (dopo la conquista in terra svedese) non è detta che anche lo spagnolo non s’inchini ai suoi piedi. Dopotutto, questi uomini vanno usati e sconfitti, per raggiungere i più potenti, che la Signora potrebbe incontrare proseguendo il suo cammino… francesi, spagnoli, tedeschi o inglesi. Delle prospettive davvero golose…

Quindi questa sera, mia cara Signora, metti l’abito più bello che hai e presentati a Malmoe in tutto il tuo splendore, fregandotene del freddo, ammalia lo svedese e non badare troppo ai sentimenti. In alcune circostanze è bene essere cinici e colpire senza pensare troppo. Prendere quello che si vuole e andarsene. Ti assicuro che lui se ne farà una ragione… è già stato un onore averti incontrato per una sera.

 

 

 

Le vecchie europee come gli indiani di Agatha Christie: ne è caduta una al giorno

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Sono cadute una al giorno come “I dieci piccoli indiani” di Agatha Christie e tutte per mano di sudamericane o di squadre della Concacaf (la federcalcio nord-centroamericana). Sto parlando delle nazionali europee, che meste meste sono tornate a casa una dopo l’altra: Spagna, Inghilterra, Italia, Portogallo, Croazia, Russia e Bosnia, lasciando il Mondiale con mille rimpianti e tanti errori.

Le rappresentanti del vecchio continente sono rimaste in sei (un minimo storico), due le africane e otto le americane, per un Mondiale sempre più targato nuovo continente. E proprio le nuove realtà calcistiche la stanno facendo da padrone, infatti, fatta eccezione per: Brasile, Germania, Argentina, Francia, Uruguay e Olanda, le altre dieci delegazioni non sono mai arrivate a una finale. Questo potrebbe farci chiedere dov’è finito il calcio europeo (facile dare la colpa al clima) e che fine hanno fatto i suoi campioni milionari? Troppi soldi, troppo ingolfati, troppo star.

Questo Mondiale è il Mondiale delle sudamericane, è il Mondiale della riscossa e delle grandi occasioni. E per questo largo alle nuove nazionali, che anche se non faranno molta strada (alla fine in semifinale ci arriveranno le solite note), potranno dire di averci provato fino all’ultimo tiro in porta. Costa Rica, Cile, Colombia, Usa, Messico ma anche Algeria, Belgio, Grecia, Nigeria e Svizzera potranno (anzi dovranno) dar fastidio più che possono alle grandi corazzate.

Buon proseguimento di Mondiale a tutti!

Dalle Furie Rosse… alle ferie rosse

 

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La Spagna, campione in carica, esce dal Mondiale e non arriva nemmeno agli ottavi. Due partite, due sconfitte. Sette gol subiti e solo uno segnato (su rigore), una vera debacle… decisamente poco annunciata, visto gli anni passati.

Ora a Casillas e compagni non resta che andare in vacanza, passando dalle furie rosse… alle ferie rosse! Va be’ sarà per la prossima volta! Mandaci una cartolina… 

Iker, io ti ricorderò sempre così…

Spain's captain Iker Casillas lifts the World Cup trophy after arriving at Madrid's Barajas airport

Con il cuore spezzato scrivo questo post. Anche i migliori possono sbagliare… e quando lo fanno, lo fanno alla grande! Iker Casillas ieri, contro l’Olanda, non si è fatto mancare nulla tra il repertorio di papere che un portiere può fare: uscita a vuoto, pasticcio coi piedi e posizione in porta non perfetta. Lui da campione, o ex campione, le ha fatte tutte in una partita. Un concentrato di gaffe da far rabbrividire anche al suo più grande fan, ma c’è da dire che la difesa non lo ha certo aiutato. Piqué e Sergio Ramos sembravano la brutta copia di Mexes e Zapata (e questo la dice lunga).

Ma, io Iker lo voglio ricordare in tutto il suo splendore: quando alzava coppe con l’eleganza e la frequenza con cui una modella cambia di abito, quando baciava in mondovisione la sua amata o quando posava da superfigo sulle copertine dei giornali. Ma sopratutto lo voglio ricordare quando parata l’imparabile sia con la Spagna che con il Real Madrid.
Ma che ti succede Iker?! Dove sei finito? Dov’è finito il campione che mi ha fatto spendere dei soldi per comprare la maglia… pure originale?! Già, nella finale di Champions l’unica cosa se sei riuscito a tenere tra le mani è stata la coppa… ma perché? Il piccolo Martin non ti fa dormire? Spiegaci…
Comunque, parate o non parate (alla fine giochi in squadre che non ho mai tifato) resterai sempre nel mio cuore!

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