Oriundi sì, oriundi no (basta un avo per essere italiani)

Domani, la nazionale di calcio gioca contro la Bulgaria per le qualificazioni a Euro 2016 e proprio in questi giorni, dopo le convocazioni di Antonio Conte, si è parlato tanto, e credo se ne parlerà ancora, degli oriundi. Cioè giocatori stranieri che vengono naturalizzati italiani perché hanno un avo italiano. Gli ultimi due esempi sono Eder, naturalizzato perché il bisnonno viveva in provincia di Vicenza e Franco Damian Vazquez, che ha il doppio passaporto in quanto la madre è originaria di Padova.

Vazquez ed Eder

Vazquez ed Eder

Quindi mi chiedo, ma soprattutto VI chiedo: è giusto rendere cittadini italiani dei calciatori, che d’italiano hanno ben poco, solo per farli giocare nella nazionale?

Voglio solo ricordare che siamo un Paese in cui ancora non c’è una legge sullo ius soli. Forse non sarebbe meglio la concessione della cittadinanza a tutti quei ragazzi e possibili futuri giocatori della nazionale, che, a prescindere dal “colore” sono nati in Italia? Abbiano vissuto sempre in Italia, parlano italiano (molti di loro, anche meglio della maggior parte degli italiani) e per questo si sentono “italiani veri”, come direbbe il buon Toto Cutugno?

Sono andata a documentarmi (perché faccio anche cose serie) e ho scoperto che il disegno di legge sulla “cittadinanza sportiva” ai minori stranieri ha cominciato, proprio nei giorni scorsi, il suo iter parlamentare. Se non altro è un passo avanti.
La “cittadinanza sportiva” è una cittadinanza italiana per i minori stranieri residenti e tesserati entro il compimento del decimo anno di età. Ciò consente quindi ai ragazzi, figli di immigrati, ma nati in Italia, di essere uguali ai loro coetanei almeno nei campi di calcio, sulle piste di atletica e in tutte le attività sportive.
Il tesseramento resterà valido anche “dopo il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana” da parte di chi ha presentato domanda.

Oggi, infatti, le seconde generazioni sono “straniere” anche per le società sportive, che non possono tesserarli come italiani quando passano dall’attività amatoriale a quella agonistica. Succede così che tanti piccoli talenti non possono vestire la maglia azzurra nelle competizioni nazionali e internazionali, e per esempio non possono diventare “campioni italiani”nelle loro discipline.

Io credo che un bambino nato da genitori stranieri e cresciuto in Italia  (dove a frequentato la scuola e dove ha sempre vissuto) abbia molto più diritto di vestire la maglia azzurra, rispetto a chi “diventa italiano” solo perché ha un lontano parente, perché viene scartato dalla sua nazionale d’origine o perché serve un atleta per quel preciso ruolo…

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11 pensieri su “Oriundi sì, oriundi no (basta un avo per essere italiani)

  1. Ok, precisiamola, ‘sta cosa. Un ragazzo nato qui da genitori stranieri, se è rimasto sempre in Italia (semplifico), a diciotto anni più chiedere la cittadinanza. Prima no, per questo c’è questa cosa in ballo della cittadinanza sportiva.
    Poi, abbiamo avuto una grande tradizioni di oriundi finché siamo stati un Paese di emigrazione, adesso ovviamente è il contrario.
    Mia moglie non sopporta la cosa, ma solo perché Eder ha fatto il gol col quale la Samp ha battuto l’Inter, diciamo che, come me, di etnie, nazionalità e credi religiosi se ne frega altamente come me, visto che come diceva Einstein apparteniamo tutti alla razza umana

  2. Mi piace da morire questa cosa che i diritti degli esseri umani debbano arrivare attraverso il calcio 🙂
    Il fatto è che l’unica legge che ha sempre contato è quella del “qua c’ero prima io”. Sempre che abbia di mezzi per farla valere. Altrimenti quell’imperfetto diventa passato remoto, come sanno i nativi americani.

      • Condivido in pieno. Ci sono categorie di lavoratori privlilegiate per mera fortuna: un minatore non nessun diritto, mentre un calciatore o un attore a tutto. Anche quando partono dalle stesse condizioni.

  3. A me non piace molto l’idea degli Oriundi, mi piacerebbe vedere Italiani che giocano nella squadra Italiana. Cioè non stiamo parlando di squadre di club, ma di nazionale, dove il patriottismo dovrebbe farne da padrone!
    Poi allargando il discorso alla politica, beh credo che chi nasce in Italia e ci ha sempre vissuto, debba essere ritenuto Italiano vero. Allo stesso tempo mi fa incazzare che questo processo per essere accellerato debba passare dal Calcio ovvero dal business anzichè da una legge pensata ed accettata dallo stato perchè giusta!

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